L’ACQUA E LA SUA GESTIONE DEVONO TORNARE PUBBLICHE! COSI’ COME HANNO DICHIARATO BEN 27.000.000 DI ITALIANI NELL’ULTIMA CONSULTAZIONE REFERENDARIA!
E’ INUTILE NASCONDERSI DIETRO LA FRASE: “AD ESSERE PRIVATIZZATA NON E’ L’ACQUA MA LA SUA GESTIONE”!
SE SI DA’ LA GESTIONE DI UNA RISORSA ESSENZIALE AD UN PRIVATO (GIA’ SBAGLIATO IN LINEA DI PRINCIPIO) E CHI DOVREBBE SVOLGERE IL RUOLO DI CONTROLLORE E’ COSTANTEMENTE ASSENTE PER INETTITUDINE O PER PALESE VOLONTA’, SI PERMETTE A QUEL PRIVATO DI DECIDERE SULLA QUALITA’ DELLA VITA E SULLA VITA STESSA DELLE PERSONE PER CUI QUELLA RISORSA E’ ESSENZIALE.
LA GESTIONE DELL’ACQUA DEVE TORNARE PUBBLICA E, IN UN PAESE DEMOCRATICO, CHI SBAGLIA DEVE PAGARE.
I NOSTRI RAPPRESENTANTI POLITICI DI QUALUNQUE ORDINE E GRADO SI METTANO IL CUORE IN PACE E SI DIANO UNA SMOSSA FACENDOSI FINALMENTE PORTAVOCE E GARANTI DEI DIRITTI DEI CITTADINI E SI IMPEGNINO PER IL RUOLO CHE RIVESTONO CONFERITOGLI DALLA GENTE QUANDO LI HA SCELTI. SE NON SONO CAPACI SE NE VADANO A CASA E LASCINO SPAZIO A GENTE VERAMENTE INTERESSATA AL BENE COMUNE ED ALLA CRESCITA DELLA SOCIETA’.
IL TEMPO DEGLI INETTI SI E’ CONCLUSO. OGNUNO DI NOI E’ INCHIODATO ALLE PROPRIE RESPONSABILITA’. POLITICI ED AMMINISTRATORI PER PRIMI!
LA STORIA DI VILLASETA LASCIATA SENZ’ACQUA DA BEN 10 GIORNI E’ VERAMENTE ASSURDA.
RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO LA LETTERA CHE I CITTADINI INDIGNATI DI VILLASETA HANNO INVIATO ALLA REDAZIONE DE “L’ALTRA AGRIGENTO Online” CON L’INTENTO DI FAR COMPRENDERE A CHI DI DOVERE LO STATO DI MALESSERE CHE ORMAI DILAGA TRA LA GENTE.
Spett. Redazione,
siamo un gruppo di cittadini di Villaseta, in particolare della zona di via Federico Abbatellis (ex Via Zunica) che non ricevono acqua da ben 10 giorni senza apparenti motivi.
Abbiamo chiamato Girgenti Acque, è un solerte impiegato ha spiegato ad un giornalista, che è stato da noi sollecitato, che c’era un problema con SiciliaAcque a Monserrato e dunque l’erogazione era sospesa per non ben precisati motivi.
Abbiamo allora chiamato Siciliaacque che ci ha risposto che per loro era tutto ok e non c’era nessun problema di rotture o altro e che l’acqua poteva essere tranquillamente erogata.
Successivamente abbiamo ricontattato l’ufficio segnalazione guasti di Girgenti Acque che ci ha riferito che “occorrono ulteriori due giorni per la distribuzione dell’acqua” senza spiegare i motivi del ritardo vergognoso.
Siamo indignati, per antonomasia i cittadini di Villaseta sono sempre stati definiti cittadini di serie B, io dico di serie Z perchè non ci considerano nemmeno. Se lo stesso problema fosse occorso al Viale della Vittoria sarebbero stati così evasivi i signori di Girgenti Acque?
Non facciamo vittimismo, non ne abbiamo bisogno, ma simili paragoni devono far comprendere come oggi Villaseta sia considerata “la melma” dei quartieri agrigentini, sia dalla politica, sia dalle istituzioni.
I signorotti politici vengono a Villaseta solo una volta ogni cinque anni, per le votazioni! Dove sono quando abbiamo bisogno di loro?
Li aspettiamo con ansia alle prossime tornate elettorali, abbiamo i pomodori marci pronti da sbattergli in faccia.
Non c’era stato un referendum che doveva annullare la gestione dell’acqua a questi signori? Abbiamo letto che recentemente (perchè purtroppo sui internet oggi come oggi leggiamo e ci informiamo, anche nella preistorica Villaseta), Girgenti Acque ha ricevuto un contributo europeo di 60 milioni di euro, su una prima trance di 250 milioni totali. Il presidente abbiamo pure letto, o meglio il nuovo amministratore è il signor Marco Campione, quello che ha le attività commerciali in via Imera.
Signor Campione, noi villasetani siamo disposti pure a venire nei suoi uffici in via Imera dato che a Girgenti Acque non ci ascoltano. Che dobbiamo fare? Qua ci sono bambini, anziani e donne incinte che sono senza acqua da 10 giorni, pur pagando le bollette salatissime che ci propinate non abbiamo un servizio degno di questo nome. Siamo incazzatissimi se mi permettete questo termine. Se entro la giornata di domani non arriverà l’acqua a Villaseta verremo con le nostre famiglie a casa dei dirigenti di Girgenti Acque a fare il bagno da voi. Vergognatevi.
Per la nostra Associazione inizia da oggi una grande battaglia, certamente non nuova, perché da anni lottiamo affinché le nostre Terme non siano abbandonate e lasciate degradare per poi svenderle a chicchessia.
Il primo passo sarà la creazione di uno spazio sul web denominato TERME DI SCIACCA, QUO VADIS? (termedisciacca.blogspot.com) il cui nome è ispirato dal titolo dell’opera letteraria dello scrittore polacco Henryk Sienkiewicz. La nuova piattaforma informatica servirà come embrione per lo sviluppo di una comunità, non soltanto virtuale, che vuole essere attivamente partecipe alle scelte che saranno effettuate relativamente ad una risorsa economica importante del nostro territorio e dunque al suo sviluppo economico e sociale. A volere fortemente l’istituzione del Forum permanente sulle Terme di Sciacca sono il Corriere di Sciacca di Filippo Cardinale e L’AltraSciacca. Il Forum sarà strumento di raccordo fra associazioni, movimenti e gruppi di impegno interessati a contribuire concretamente al dibattito sul termalismo a Sciacca e un presidio attivo di informazione e documentazione sulle Terme e, tramite i suoi rappresentanti, si proporrà come interlocutore di enti ed istituzioni. Oggi più che mai abbiamo la consapevolezza che l’impegno della società civile può rappresentare l’unica voce contro il silenzio assoluto abbattutosi sulla questione. Presto divulgheremo le modalità di adesione al Forum attraverso i mezzi di informazione.
In questa battaglia non siamo soli. Ad Acireale, città termale come la nostra Sciacca, già da tempo è nato il Forum permanente sulle Terme di Acireale “ORA O MAI PIU!’” (termediacireale.wordpress.com), promosso inizialmente dal Lions Club di Acireale e che oggi vanta ben 24 adesioni tra cui, appunto, il Corriere di Sciacca e L’AltraSciacca.
Abbiamo voluto far fronte comune con il Forum delle Terme di Acireale per dare forza all’iniziativa e cercare le risposte sul futuro delle nostre Terme siciliane con la certezza che non è con l’isolamento che si possono ottenere risultati migliori, come invece spesso hanno cercato di inculcarci alcuni politicanti in nome di un inutile campanilismo. Il futuro delle Terme di Acireale è strettamente legato a quello delle Terme di Sciacca. Perché non percorrere la strada insieme?
L’assurdo e “assordante” silenzio che grava sull’iter di privatizzazione delle nostre Terme è indice concreto di scarsa trasparenza delle manovre ad esso inerenti che stanno avendo luogo nei palazzi della politica e delle istituzioni. Nonostante le reiterate promesse di chiarezza e debita informazione ad oggi tutto tace, anzi quel che è stato detto durante i pochi incontri ufficiali è stato smentito da successivi atti delle amministrazioni regionali che si sono succedute in questi anni.
In occasione della campagna elettorale del 2009 che lo vide diventare Presidente della Regione, l’on. Raffaele Lombardo sottoscrisse un protocollo d’intesa che lo impegnava al rilancio ed al potenziamento della struttura termale di Sciacca, nonché alla scelta di una gestione manageriale adeguata con la salvaguardia della proprietà, che doveva rimanere in mano pubblica, e della rappresentatività del Comune di Sciacca in seno al nuovo organismo che sarebbe nato da lì a poco. Attendiamo ancora che tutto ciò si realizzi, come aspettiamo che l’assessore Armao venga a comunicarci le notizie sulla situazione attuale nella speranza che non siano smentite in seguito dai fatti, come troppo spesso è accaduto in passato.
La celeberrima “trasparenza degli atti amministrativi”, tanto decantata nei comizi elettorali, finisce sempre per rimanere verbo insoluto, mentre vuoi a Sciacca vuoi ad Acireale la vicenda delle Terme tiene col fiato sospeso tantissima gente.
Nell’ultimo numero del settimanale on-line L’Eco delle Aci.it, nell’articolo “Intero o spezzatino. Interrogativi su come privatizzare le Terme di Acireale.” sono posti diversi interrogativi dagli amici Acesi e, in particolare, dal prof. Rosario Faraci, che condividiamo in toto e che riproponiamo integralmente ma con riferimento alle Terme di Sciacca:
Il primo quesito è sicuramente il più importante.
L’affidamento della gestione ai privati avverrà mantenendo l’unitarietà del complesso aziendale o favorendo la sua frammentazione in funzione di aree funzionali distinte? Per usare due termini impiegati nel gergo giornalistico: intero o spezzatino?
Il secondo interrogativo è di natura contabile.
Qual è il valore reale dei cespiti aziendali delle Terme di Sciacca e quale potrebbe essere il prezzo di cessione ai privati? A questa domanda se ne associano altre.
Il prezzo di cessione dipenderà dal valore attuale – su cui interferisce pesantemente l’esito della liquidazione in atto – o dal valore prospettico che tali cespiti potrebbero avere?
In questo caso si dovrebbe tener conto degli investimenti: a farsene carico sarà il soggetto pubblico in fase di dismissione, o i privati, in fase di subentro?
La terza domanda riguarda la natura dell’attività da svolgere.
L’attuale modello di business delle Terme di Sciacca, orientato verso un termalismo tradizionale e convenzionato, è compatibile con i nuovi orientamenti del turismo della salute e del benessere termale rapidamente affermatisi sul mercato nazionale e internazionale?
Ove non fosse più proponibile, quali sarebbero i costi da sostenere per un suo adeguamento alle nuove esigenze di mercato?
Il quarto interrogativo è inerente ai rapporti con il territorio.
La programmazione del rilancio delle Terme di Sciacca – che spetta alla Regione proprietaria – avverrà in modo indipendente, o in qualche misura collegato, ad una progettualità del territorio (leggasi Comune e Provincia) sulla valorizzazione della vocazione turistica di questa area?
Il quinto quesito è di tipo tecnico-giuridico.
Dato che l’attuale società di gestione Terme di Sciacca SpA è in liquidazione, quale sarà il “contenitore” che gestirà le nuove Terme?
Si tratterà di una nuova società, di cui saranno azionisti la Regione (proprietaria dei beni demaniali) e i privati gestori?
O sarà soltanto una società privata cui la Regione affiderà in concessione la gestione degli stabilimenti e degli altri cespiti?
Nessuno si illuda di poter fare impunemente il proprio comodo in barba ai diritti dei Cittadini di Sciacca e di Acireale, perché non rendere giustizia al loro impegno ed alla loro battaglia, significherebbe voler commettere un delitto contro le future generazioni che ci porrebbero una sola domanda:
QUANDO TUTTO QUESTO SUCCEDEVA, VOI COSA STAVATE FACENDO?
Cari Tifosi, ci siamo..! Sabato 28 gennaio inizia ufficialmente il campionato nazionale di hockey su carrozzina dei Leoni Sicani, primo appuntamento in trasferta a Palermo contro le Aquile, proprio come la passata stagione.
Oggi però è un’altra storia, la squadra belicina arriva all’appuntamento dopo un anno di rodaggio e con la consapevolezza che può e deve lottare per il primato del girone, avversari permettendo ovviamente.
Dopo mesi di allenamenti finalmente si gioca, ma soprattutto si vedrà sul campo, contro avversari ”veri”, se e dove sono stati fatti dei miglioramenti e su cosa si dovrà ancora lavorare per raggiungere il grande traguardo che da inizio stagione la squadra si è prefissato, ovvero la qualificazione alle fasi finali di Lignano Sabbiadoro, a metà maggio, lì poi si potrà lottare per la promozione in A1.
La formazione allenata da mister Sanfilippo, da questa stagione, potrà contare su Gaetano Collura, 24 anni, di Giuliana, undicesimo atleta dei Leoni Sicani, numero di maglia 46 (come Valentino!), alle prime armi ma con un promettente futuro davanti, che testimonia il fatto (se mai ce ne fosse bisogno), che questa squadra continua a crescere e diventa giorno dopo giorno un punto di riferimento per tutto il nostro territorio.
Vi aspettiamo al Palaoreto di Palermo, via Santa Maria di Gesù, ore 11:00, per la prima giornata di campionato nazionale wheelchair hockey del gruppo D di Serie A2. Per chiunque voglia seguirci in trasferta, ci contatti al 3207075080 o via email leonisicani@libero.it. (Gruppo Facebook ASD LEONI SICANI ONLUS)
Giuseppe Sanfilippo
Qui di seguito trovate l’elenco dei dirigenti e degli atleti dei Leoni Sicani ed il calendario 2012 del Campionato Nazionale di Wheelchair Hockey, Serie A2 Gruppo D
ELENCO DIRIGENTI 2012
NOME
CARICA DIRIGENZIALE
SALVINO SANFILIPPO
ALLENATORE
MIMMO NICOLOSI
VICE ALLENATORE
SALVATORE BELLITTI
TECNICO CARROZZINE
MARGHERITA PORCARO
VICE PRESIDENTE
GIORGIO GAROFALO
ASSISTENTE TECNICO
ANGELO MASSIMINO
TEAM MANAGER
.
ELENCO ATLETI 2012
NOME
NUM.
RUOLO
CITTA’
EMANUELE BELLITTI
1
STICK
SCIACCA
GIUSEPPE SANFILIPPO
3
STICK
S. MARGHERITA BELICE
FRANCESCA MASSIMINO
6
STICK
SAN GIUSEPPE JATO
FRANCESCA NICOLOSI
9
MAZZA
SCIACCA
LUCA GAROFALO
10
MAZZA
SCIACCA
MARIAPIA MENDOLIA
15
STICK/MAZZA
SAN GIUSEPPE JATO
GIACOMO PALMERI
16
MAZZA
MENFI
AURELIO LICARI
18
MAZZA/STICK
SAN GIUSEPPE JATO
ANTONIO ARMATO
19
STICK
SAMBUCA DI SICILIA
GAETANO COLLURA
46
STICK
GIULIANA
GIUSEPPE BIVONA
90
STICK
SCIACCA
. PARTITE CALENDARIO 2012
DATA
ORARIO
PARTITA
LUOGO
28/01/12
11:00
AQUILE PALERMO VS LEONI SICANI
Palaoreto, via Santa Maria di Gesu’ di Palermo
11/02/12
17:00
LEONI SICANI VS CSI TRAPANI
Da definire *
26/02/12
11:00
RED COBRA PALERMO VS LEONI SICANI
Palauditore, Via Leonardo Da Vinci, 631, Palermo
10/03/12
17:00
LEONI SICANI VS AQUILE PALERMO
Da definire *
18/03/12
10:30
CSI TRAPANI VS LEONI SICANI
Palafunivia, Erice
24/03/12
17:00
SCONVOLTS PESCARA VS LEONI SICANI
Palazzetto “Papa Giovanni Paolo II”, Via San Marco, Pescara
14/04/12
17:00
LEONI SICANI VS SCONVOLTS PESCARA
Da definire *
21/04/12
17:00
LEONI SICANI VS RED COBRA PALERMO
Da definire *
*Ad oggi non si sa con certezza dove saranno giocate le partite in casa, in quanto, il palazzetto dello sport di Sambuca è ancora in fase di riparazione, mentre per il pallone tenda di Sciacca ancora si attende dall’Amministrazione comunale l’autorizzazione per disputare le partite. E’ molto probabile che almeno il prossimo 11 febbraio si giochi al pallone tenda, in ogni caso sara’ data comunicazione nei prossimi giorni.
Il Corriere di Sciacca e L’AltraSciacca hanno aderito al Forum permanente sulle Terme di Acireale (e tra un pò anche Sciacca). Riportiamo un articolo di Carmelo Capitello, pubblicato sul settimanale “Vespri”.
Terme di Sciacca (foto prelevata dal sito del Corriere di Sciacca)
22/01/2012 18.25
La sinergia mediatica tra Sciacca e Acireale continua e dà frutti, al contrario del silenzio di buona parte della politica saccense. Noi del Corriere di Sciacca sull’argomento non diamo tregua, come gli amici di Acireale. Riportiamo un articolo di Carmelo Capitello, pubblicato su Vespri.
C’è è un sottile filo rosso che lega Acireale e Sciacca, così lontane geogra¬ficamente, una in provincia di Catania, l’altra in provincia di Agrigento: le separano 243 km di strada, quasi 3 ore e mezza di percorrenza in macchina. Ma Acireale e Sciacca sono vicine, perché le unisce la stessa malasorte: nel loro territorio insi¬stono gli stabilimenti termali di proprietà della Regione Siciliana che, assai decadenti, presto saranno privatizzati.
Il cammino è appena cominciato: dalla scorsa settimana, ormai è notizia ufficiale, Sviluppo Sicilia Italia, l’agenzia regionale di sviluppo saldamente presidiata da uomini vicini al Presidente Lombardo, sarà l’advisor che assisterà l’assessorato di Armao nelle operazioni propedeutiche all’affidamento della gestione delle Terme ai privati. Ne ha dato per prima notizia l’attivissimo Forum promosso dal Lions Club di Acireale.
A Sciacca, aspettavano Armao a fine luglio per la presentazione di un altro bando, quello preannunciato più volte dall’assessore che prevedeva la selezione sul mercato di una società di consulenza cui affidare il ruolo di advisor. Ed invece, l’avvocato non è solo non è andato a Sciacca prima delle vacanze estive, ma è stato poi costretto a rivedere l’intera procedura, una volta che il Presidente Lombardo agli inizi di settembre decise di avocare a sé l’intera faccenda termale.
Recentemente, l’assessore aveva preannunciato di recarsi nella città agrigentina, ma non c’è andato. Come non è andato nemmeno ad Acireale, nonostante i buoni auspici del deputato regionale Nicola D’Agostino. A Palermo, negli uffici dell’assessorato, sono convinti che le piazze di Acireale e Sciacca siano un po’ “calde” ed emotivamente troppo prese dalle vicende termali, per cui è meglio rinviare all’infinito qualsiasi visita. Un errore di grammatica (della democrazia) imperdonabile: ad Acireale, come a Sciacca, la gente vuole solo sapere.
Stessa sorte, dunque, per le due cittadine che hanno molte similitudini: sono città balnea-ri, termali, a vocazione turistica, dominate dal Barocco, ed entrambe note per il Carnevale. Quest’anno, però, quello di Sciacca non si terrà: non avendo rispettato il “patto per la stabilità”, l’amministrazione locale non è in condizioni di organizzarlo. Ad Acireale, invece, dove da qualche anno opera la Fondazione, la kermesse è al sicuro.
Alla Regione Siciliana però, non avendo interlocuzione istituzionale con le amministrazioni locali, non hanno saputo che a Sciacca il Carnevale non verrà più orga-nizzato. E così accade che sia stata promossa una imponente campagna pubblicitaria nazionale per promuovere insieme le tre manifestazioni di Acireale, Sciacca e Termini Imerese; ma purtroppo il Carnevale saccense non sarà organizzato per il 2012. E non si capisce perchè l’assessore comunale di Sciacca Michele Ferrara, con delega allo spettacolo, si era recato ad Acireale nei mesi scorsi e si era persino incontrato con Margherita Ferro, il liquidatore delle Terme, per studiare possibili sinergie tra le due cittadine. Era solo una gita di piacere per visitare una collega dello stesso partito o si trattava di prendere lezioni dagli amici acesi?
Acireale come Sciacca, dunque. Stessa malasorte, le Terme. Medesimo disinteresse della politica verso la vicenda termale. Ferma reazione, invece, della società civile. Ad Acireale, a muoversi per primo è stato il Lions Club che ha dato vita ad un Forum delle associazioni che ad oggi conta 23 adesioni. L’ultima delle quali è stata quella del quotidiano on line Corriere di Sciacca che, nella città agrigentina, è il soggetto più attento a monitorare le vicende inerenti le locali terme. Presto si farà infatti il Forum sulle Terme anche a Sciacca.
Stessa disattenzione nelle due città da parte della politica. Sembrano più attenti i Presidenti dei Consigli comunali. A Sciacca, il presidente del civico consesso Filippo Bellanca si è dimostrato attivo nel chiedere alla Regione l’istituzione di un tavolo di confronto sulle Terme, oltre ad avere invitato per ben due volte in città l’assessore Armao. Ad Acireale, il presidente del Consiglio Pietro Filetti non si è mosso con lo stesso tempismo, ma quantomeno si è dimostrato interessato alle sollecitazioni provenienti dal Forum sulle Terme e ha scritto una lettera al primo cittadino, invitandolo ad adoperarsi per chiedere a Palermo la costituzione di un tavolo Comune-Regione.
I sindaci delle due città, invece, dormono sonni tranquilli e guardano in avanti alle rispettive progressioni di carriera politica. A Sciacca il primo cittadino Vito Bono, alle prese con una difficile situazione amministrativa e politica, ma am-piamente garantito dai deputati Nuccio Cusumano (API) e Roberto Di Mauro (MPA), non è di fatto interessato alle Terme, come se gli stabilimenti fossero localizzati altrove e non nella città che lui amministra. Gli fa eco ad Acireale, anche se la situazione politica in città sembra più tranquilla, il sindaco Nino Garozzo, sostenuto da Basilio Catanoso (PDL) e rispettato pure da Nicola D’Agostino (MPA), ma ugualmente assente dalle vicende termali, salvo poi tornarne ad occuparsene in modo improvvisato quando è sollecitato politicamente da qualcuno dei suoi avversari. Il sindaco di Acireale non ha mai nascosto di essere “infastidito” per tutto il clamore sollevato in questi mesi intorno alla vicenda termale e non vede l’ora che le Terme vengano presto privatizzate.
E poi ci sono loro, le Terme. Insieme, Acireale e Sciacca, da quando sono state trasformate in società per azioni, hanno ac-cumulato in cinque anni perdite complessive per 13.708.907 di euro, un vero e proprio record di inefficienza e “mala gestio”. La privatizzazione formale delle Terme non ha interrotto il dissanguamento finanziario causato dalla Regione in oltre quindici anni di commissaria-mento. Oggi gli stabilimenti erogano attività e prestazioni specialistiche al lumicino, ad Acireale praticamente è come se non esistessero.
Fino a qualche anno fa presidio del PDL attraverso i rispettivi consigli di amministrazione – ad Acireale presieduto da Claudio Angiolucci, a Sciacca presieduto da Carmelo Cantone – le società pubbliche sono state messe in liquidazione, tra il 2010 e il 2011, dal governo regionale di Raffaele Lombardo. Il presidio degli uomini del Presidente rimane però fortissimo. Ad Acireale sono due i liquidatori: Michele Battaglia, potentissimo commercialista palermitano, vicino al MPA e Margherita Ferro, ombra del Presidente ad Acireale, che delle Terme è stata anche amministratore unico, a conclusione del mandato del consiglio di amministrazione.
A Sciacca, opera come liquidatore Carlo Turriciano, più operoso dei suoi colleghi acesi, anche lui amministratore unico, a seguire dopo il consiglio di amministrazione Cantone. Battaglia, la Ferro e Turriciano alternano comportamenti da amministratori (ma non lo sono più), provvedimenti tipici dei liquidatori (ma non hanno ancora approvato i bilanci intermedi di liquidazione) e dichiarazioni politiche (qui si trovano a loro agio), confondendo spesso ad arte le acque. Purtroppo, finiscono per smuovere anche quelle ormai torbide termali.
Duecentocinquanta chilometri di strada separano Acireale e Sciacca, ma tutte le strade portano ancora una volta a Palermo, dove chissà presto potrebbero cambiare gli equilibri politici regionali, con ulteriori inevitabili ricadute sulle vicende delle Terme. Sembra una storia infinita.
Entra a far parte del Forum permanente sulle Terme di Acireale l’associazione L’AltraSciacca, un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, fondata il 01/12/2007 e sita in SCIACCA (AG) . Il Presidente del sodalizio Pietro Mistretta ha aderito al Forum di Acireale, nella convinzione, come lui stesso ha scritto ai coordinatori del Forum, che è necessaria la “collaborazione di tutti quelli che vorranno adoperarsi per far si che le nostre terme non vadano perdute o, peggio ancora, in mani improprie”.
Qualche giorno fa ha aderito pure al Forum il quotidiano on line Corriere di Sciacca diretto da Filippo Cardinale. Si rinsalda così la collaborazione a distanza fra le due città, attraverso l’impegno della società civile per la difesa e la valorizzazione delle Terme. A Sciacca presto potrebbe nascere un altro Forum permanente.
Il Governo Monti fa marcia indietro: la ripubblicizzazione dell’acqua è possibile
La mobilitazione paga: il popolo dell’acqua ha costretto il Governo a ritirare il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.
È una vittoria dei cittadini e dei comitati che in tutto il paese hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa del voto referendario.
Rimane ampiamente negativo il giudizio del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua sul decreto liberalizzazioni che, a dispregio voto del giugno scorso, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla privatizzazione degli altri servizi pubblici locali.
La mobilitazione del popolo dell’acqua continua per la piena attuazione del risultato referendario: avanti tutta con la ripubblicizzazione del servizio idrico e la campagna di obbedienza civile per una tariffa corretta e coerente coi referendum.
ROMA, 19.01.12 – Dopo l’articolo apparso oggi sul quotidiano La Repubblica, edizione di Palermo, “Stop del Ministero alle trivelle nel canale di Sicilia” a firma Prestigiacomo-Tondo (palermo.repubblica.it), le associazioni e i comitati che insieme hanno svolto una battaglia per bloccare le trivellazioni al largo di Pantelleria, nel Canale di Sicilia, esprimono soddisfazione per la valutazione negativa espressa dalla Commissione di Valutazione Impatto Ambientale (VIA) che ferma il folle progetto della Audax Energy.
La Commissione VIA ha rigettato il Permesso di ricerca di idrocarburi “d 364 C.R-.AX” accogliendo in pieno le istanze dei comitati e delle associazioni che hanno difeso l’incredibile diversità e importanza biologica dei banchi del Canale di Sicilia. La ricchezza di vita delle zone interessate, compresa la presenza di specie protette – dai coralli ai cetacei – e la presenza di aree di particolare rilevanza per la riproduzione di specie di interesse commerciale per la pesca, sono alla base della valutazione negativa della Commissione che ritiene il rischio inaccettabile.
«Questo mare deve essere difeso da politiche intese a tutelare e ripristinare l’ecosistema e le popolazioni ittiche, non a sfruttare giacimenti di petrolio di cui possiamo fare a meno migliorando l’efficienza dei veicoli» – dichiarano le associazioni e i comitati.
Per sventare per sempre questo tipo di minaccia è necessario un progetto che miri a tutelare questo tratto di mare con iniziative di conservazione che, oltre a garantire qualità della vita dei cittadini offrano prospettive anche sul versante occupazionale, ad esempio nel turismo e, grazie al recupero delle popolazioni ittiche, al settore della pesca.
Le ricerche di idrocarburi interessano ormai la gran parte delle acque territoriali del nostro Paese con impatti che potrebbero essere già gravi se, come possibile, le esplorazioni al largo della costa pugliese avessero una qualche connessione con gli episodi di mortalità di massa di zifii (Ziphius cavirostris) registrata nello Ionio, in Calabria e a Corfù, ai primi di dicembre. In ogni caso, l’utilizzo di idrocarburi è tra le cause principali delle emissioni di CO2 e quindi del cambiamento climatico che tanto duramente ha colpito l’Italia negli ultimi mesi. Anche per queste ragioni, queste esplorazioni devono essere fermate.
«Lo stop alle trivelle sul banco di Pantelleria è il risultato di un lavoro congiunto di portatori di interessi e competenze diverse uniti nella difesa del mare: questo modello deve essere allargato all’intera realtà nazionale con la creazione di una Rete Nazionale contro le esplorazioni di idrocarburi offshore» – concludono comitati e associazioni.
Questa vittoria, per quanto importante, è solo un primo passo. Per contrastare i forti interessi petroliferi è necessario un lavoro congiunto che ha come obiettivo la salvaguardia del nostro mare, del nostro clima e del nostro futuro.
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[1] I comitati e le associazioni che hanno aderito all’iniziativa a difesa del Canale di Sicilia: AGCI-AGRITAL, Apnea Pantelleria, CGIL Sezione di Sciacca, Comitato “Stoppa La Piattaforma”, Greenpeace, L’AltraSciacca, Lega Navale Italiana – Sezione di Sciacca, Italia Nostra – Sezione di Sciacca, Procuratori dei Cittadini – Sede di Sciacca.
Tre articoli dell’atteso provvedimento sullo sviluppo dedicati all’attività estrattiva: più investimenti, meno vincoli e autorizzazione per la trivellazione a 5 miglia dalla costa (contro le 12 attuali). I Verdi: “Si istituisce il diritto di assassinare il territorio”.
I ministri Clini e Passera
Capita sempre in questo tipo di provvedimenti, ma la sorpresa che il governo Monti ha introdotto nel decreto liberalizzazioni è di quelle davvero indigeste: un sostanziale via libera alla trivellazione del territorio italiano, incluso il mare e fin sottocosta, per cercare ed estrarre petrolio e gas. Non proprio, per così dire, la promozione della green economy. Nell’ultima bozza di decreto, infatti, di cui Il Fatto quotidiano è venuto in possesso, gli articoli 20, 21 e 22 hanno esattamente questa funzione: nel primo si prevede di aumentare gli investimenti in infrastrutture estrattive, nel secondo si abbassano drasticamente i limiti per la trivellazione in mare e nel terzo si liberalizza la ricerca di nuovi giacimenti. Angelo Bonelli, a cui abbiamo chiesto un commento, è nettissimo: “Se questo fosse il testo definitivo – spiega il leader dei Verdi – vorrebbe dire che il duo Clini-Passera ha deciso di svendere l’Italia alla lobby dei petrolieri. Il rischio ambientale aumenterebbe incredibilmente”. Torniamo al testo. Il fine dell’articolo 20, spiega la relazione allegata, è “consentire nell’immediato di realizzare investimenti di sviluppo pari, nella sola Regione Basilicata, a 6 miliardi di euro, garantendo una produzione aggiuntiva di idrocarburi nei prossimi 20 anni per un valore economico di almeno 30 miliardi di euro ed entrate aggiuntive per lo Stato (tra royalties e entrate fiscali) pari ad almeno 17 miliardi”. La produzione nazionale passerebbe, per questa via, da 80mila a 104mila barili al giorno.
La vera botta, però, è il successivo articolo 21: al comma 2 si decide, infatti, che il limite spaziale per le perforazioni off shore – vale a dire in mare – passa da 12 a 5 miglia marine, praticamente sottocosta. Non bastasse si prescrive anche che la linea di riferimento per le misurazioni non è più quella “di base”, ma quella “di costa”: un modo furbetto di recuperare qualche altro metro. Roba che – se è consentita un po’ di dietrologia – pare fatta apposta per il famigerato progetto di trivellazione alle isole Tremiti, in Molise. Sarà il caso di ricordare, peraltro, che la sicurezza per l’ambiente delle perforazioni off shore è stata al centro di mille polemiche neanche due anni fa, quando un incidente su una piattaforma della British petroleum nel Golfo del Messico devastò l’intera costa della Louisiana. Nella relazione allegata – liquidata la questione ecosistema affermando che “resta, in ogni caso, protetto dalle stringenti normative nazionali” – curiosamente si sottolinea come le agenzie di rating siano sensibili a questo genere di provvedimenti: “Si rileva che tra le ragioni che hanno indotto, lo scorso 9 settembre, Standard & Poor’s ad alzare il rating di Israele ad ‘A+’ da ‘A’, c’è stata proprio la decisione del governo israeliano di sviluppare le attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi nelle proprie acque territoriali”.
L’ultimo articolo, infine, è la vera e propria liberalizzazione, tanto è vero che il governo ci ha scritto che “l’attività di prospezione (ricerca, ndr) di idrocarburi è libera nel territorio nazionale e nelle zone del mare territoriale”, fatti salvi ovviamente i vincoli ambientali. In sostanza si passa ad un regime concessorio unico, “che prevede una fase di ricerca al termine della quale, in caso di esito negativo, il titolo cessa – dice la relazione – mentre in caso di ritrovamento minerario prosegue l’attività attraverso le fasi di sviluppo, produzione, ripristino finale”. Insomma un regime autorizzativo assai snello, in cui in sostanza, per passare da una fase all’altro, basterà ottenere una Valutazione d’impatto ambientale positiva. “Questa – è ancora Angelo Bonelli a parlare – non è una liberalizzazione, ma la libertà di assassinare il territorio italiano, di ucciderne il futuro. E’ chiaro che se questo è il testo grida vendetta”.
COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO “STOPPA LA PIATTAFORMA”
Oggi si sarebbe dovuto brindare di gioia per la notizia che la Commissione Tecnica VIA del Ministero dell’Ambiente ha dato parere negativo alla ricerca petrolifera nel Banco di Pantelleria. La notizia è ancora più bella perché la Commissione stabilisce il principio che il Canale di Sicilia, ed in particolare quella parte che è incastonata tra Sciacca e Pantelleria, è “incompatibile con ogni forma di ricerca sismica e trivellazione”.
E’ senza dubbio un grande risultato da attribuire all’impegno costante di tutte le associazioni aderenti al Comitato “Stoppa La Piattaforma” ed alle centinaia di persone che ad ogni titolo hanno collaborato a diffondere le notizie, sensibilizzare l’opinione pubblica, fare ricerche, spedire raccomandate, redigere le osservazioni alle VIA, etc.
Una vittoria che ci aiuterà a salvaguardare il nostro angolo di Paradiso.
In questo giorno però ci giunge anche la notizia che il governo presieduto dal prof. Monti ha deciso di liberalizzare le estrazioni petrolifere secondo il principio che “dove non è vietato è lecito trivellare”. Ha inoltre deciso di ridurre la distanza limite già esigua di 12 miglia dalle aree protette ad un valore ridicolo di 5 miglia. Il tutto senza toccare minimamente le Royalties, cioè le tasse che i petrolieri pagano al nostro Paese su ogni singolo barile di petrolio estratto, che, ricordiamolo, sono tra le più basse al mondo (4% in Italia contro il 60/70% del resto del mondo). Si avrà pertanto il duplice effetto di danneggiare l’ambiente e produrre un danno erariale di dimensioni enormi.
Il Comitato “Stoppa La Piattaforma” è assolutamente contrario a questa forma di liberalizzazione selvaggia che si traduce in realtà in una vera e propria licenza di uccidere il nostro Mare.
Valuteremo nei prossimi giorni tutte le forme di lotta che riterremo necessarie per fermare questo scempio.
Il Comitato “Stoppa La Piattaforma”
cui aderiscono le associazioni GreenPeace, CGIL, Italia Nostra, Cittadinanz@ttiva TDM, Lega Navale, L’AltraSciacca.
SICILIA, IL TERZO GIORNO DI PROTESTA DEL MOVIMENTO DEI FORCONI (18 gennaio 2012)
La primavera siciliana si muove sulle ruote possenti dei tir degli autotrasportatori, o su quelle ramponate dei trattori agricoli e si innalza nei forconi dei contadini organizzati, e nelle mani salmastre dei pescatori dell’isola riuniti in presidio nei crocevia e negli snodi ferroviari.
La terra che brucia in mezzo al mare si prepara al grande blocco generale, annunciato oggi dai comitati degli agricoltori e di tutti i lavoratori aderenti al movimento autobazzettatosi “Forza d’urto”, previsto per Giovedì 19 Gennaio e riguardante principalmente tre arterie cruciali della Sicilia Occidentale, la Palermo-Agrigento, la Palermo-Sciacca, e l’Agrigento-Castelvetrano.
Assemblee permanenti di agricoltori sono stabili da ieri nei comuni di Cianciana, Corleone, Prizzi, Aragona, S. Elisabetta, Partanna, Poggiorreale, Salaparuta, Canicattì, Palma di Montechiaro, molte altre cittadine sono in fase di auto-organizzazione.
L’aspra contestazione diretta a colpire il governo Monti e il decreto “Salva Italia”, ribattezzato dagli agricoltori indignati “Stermina Famiglie” si fonda su precise richieste: l’abolizione delle misure previste dal decreto circa la tassazione dei terreni e i fabbricati rurali, in quanto essi stessi strumenti di lavoro degli agricoltori, la riduzione dei costi del carburante, l’applicazione di quelle norme previste e mai applicate dello Statuto Siciliano, la moratoria dei debiti che le aziende hanno contratto con Serit ed Equitalia, con precise indicazioni su come reperire i fondi necessari, l’annullamento di tutte quelle regolamentazioni, in buona parte a firma CE, che consentono modificazioni ed aggiunte chimiche a molti prodotti alimentari, alterandone la genuinità.
La primavera siciliana che qualcuno chiama “alba” o “nuovi vespri”, unisce per la prima volta moltissime categorie di lavoratori, li unisce nei disagi scaturenti dalle vessazioni “di stato”, ma anche nella speranza che la Sicilia possa parlare al futuro, partendo dal mare, dal grano, e dall’uomo.
Blocco tir, benzina esaurita. Scaffali vuoti nei supermercati. (18 gennaio 2012)
E’ l’effetto dello stop dei mezzi pesanti imposto dal movimento Forza d’urto. Lunghe code ai distributori di carburante. Sale il prezzo della benzina e degli alimentari. Sit-in al porto di Palermo. Con i manifestanti Forza nuova e i centri sociali. I vigili: “Il panico è ingiustificato”. Momenti di tensione all’Ortofrutticolo. Ieri le autocisterne di Eni ed Esso hanno viaggiato scortate dalla polizia. Il responsabile del movimento: “Questa classe politica deve andare a casa”
di SALVO CATALANO
Benzina esaurita in molte stazioni di servizio, rincarata in altre. E ancora scaffali vuoti nei supermercati e impennata dei prezzi di frutta e verdura. Questi gli effetti dello stop al traffico dei tir imposto in Sicilia dal movimento Forza d’urto, a cui aderiscono l’Aias (Associazione autrotrasportartori siciliani) e il Movimento dei forconi.
Il motivo della protesta che ha portato a blocchi e sit-in in tutte le principali arterie di collegamento della Sicilia è l’aumento dei prezzi dei carburanti. Agricoltori e autotrasportatori puntano il dito contro le politiche dei governi nazionale e regionale in materia di accise. “Siamo sull’orlo del fallimento, servono interventi di sostegno”, denunciano. “Non è lo sciopero di una categoria, ma la rivoluzione di un popolo”.
Intanto è caos per la benzina. Code chilometriche da ieri sera dove il carburate è ancora disponibile e distributori deserti dove invece è già esaurito. E cominciano ad arrivare denunce di prezzi rincarati. Stesso discorso per la frutta e la verdura nei supermercati. In molti negozi di alimentari a causa del mancato arrivo della merce gli scaffali si sono svuotati.
Centinaia di mezzi pesanti sono fermi all’interno del porto di Palermo. Ieri sera sono partite due delle tre navi, dirette rispettivamente a Napoli e Genova, da lunedì ferme nel porto a causa dei blocchi con gravi disagi per i passeggeri.
A Gela da questa mattina i manifestanti hanno impedito ai dipendenti della raffineria di raggiungere il loro posto di lavoro, bloccando l’uscita dalla fabbrica dei turnisti e l’entrata in azienda dei giornalieri. Un serpentone di macchine e tir blocca la strada di accesso alla zona industriale dell’Asi mentre davanti al municipio è stato inscenato un funerale. La raccolta dei rifiuti, da ieri è stata sospesa in tutta la città.
A Catania il 95 per cento delle stazioni di servizio non può lavorare, Palermo si è svegliata questa mattina con le stesse lunghissime code di auto che si sono viste ieri sera in prossimità delle stazioni di servizio. Con il blocco dei mezzi pesanti imposto in tutta la Sicilia, il movimento Forza d’urto chiede lo stop all’aumento del costo del carburante. E intanto a pagare i disagi sono i cittadini che non trovano più benzina.
A Palermo nei pressi dei distributori di viale Campania questa mattina si è creato un ingorgo ed è dovuta intervenire la polizia municipale. Stessa situazione in piazza Virgilio e auto incolonnate anche lungo viale Regione siciliana sempre nei pressi dei benzinai. I palermitani protestano per i disservizi. E disagi e proteste si sono registrati anche a Catania, Siracusa, Ragusa, Messina e Trapani.
Centinaia di mezzi pesanti sono fermi all’interno del porto di Palermo. Ieri sera sono partite due delle tre navi, dirette rispettivamente a Napoli e Genova, da lunedì ferme nel porto a causa dei blocchi con gravi disagi per i passeggeri.
A Gela da questa mattina i manifestanti hanno impedito ai dipendenti della raffineria di raggiungere il loro posto di lavoro, bloccando l’uscita dalla fabbrica dei turnisti e l’entrata in azienda dei giornalieri. Un serpentone di macchine e tir blocca la strada di accesso alla zona industriale dell’Asi mentre davanti al municipio è stato inscenato un funerale. La raccolta dei rifiuti, da ieri è stata sospesa in tutta la città.
Ieri notte a Palermo i punti di maggiore criticità sono stati: viale Regione Siciliana all’altezza di via Pitrè e via Perpignano, lo svincolo di Tommaso Natale, viale Leonardo da Vinci e ancora la zona di Montepellegrino e piazza Camporeale.
Sono stati questi i punti di maggiore criticità, presi d’assalto tanto che la metà dei distributori in città ha dovuto chiudere in serata per esaurimento scorte. “Un attacco di panico ingiustificato – affermano dal comando dei vigili urbani – perché i camion si approvvigionano senza problemi ai depositi di carburante”. Ieri le autocisterne di Eni ed Esso hanno viaggiato scortate dalla polizia ed oggi, assicurano da via Dogali, gli impianti dovrebbero essere riforniti regolarmente.
I presidi del movimento Forza d’urto in città sono due: nello slargo antistante il porto e alla rotonda di via Oreto. Da qui camion e Tir non passano e il traffico delle auto è rallentato dal continuo via vai dei manifestanti e dai mezzi pesanti parcheggiati a bordo strada. “Accosta, non lo sai che c’è lo sciopero? Per stasera resti a farci compagnia”, intima uno dei manifestanti intorno alle quattro del pomeriggio a Luca Di Salvatore, alla guida di un furgone nero proveniente da Catania che trasporta una moto ape.
“È un sequestro vero e proprio”, dice Di Salvatore al telefono con il datore di lavoro. L’autista non ci sta e chiede l’intervento dei poliziotti che a qualche decina di metri hanno assistito alla scena. Seguono momenti di tensione, ma alla fine ottiene il via libera. “Nessuno può essere costretto a fermarsi contro il suo volere, è la prima volta che interveniamo”, assicura un agente. Stessa sorte di prima mattina era toccata a Leoluca Castellese. “Sono partito presto da Termini – racconta – perché credevo che a quell’ora non mi fermassero, invece eccomi qui al presidio. Ho il camion carico di mangimi da scaricare a Monreale”. Tensioni in mattinata al porto tra commercianti del mercato ortofrutticolo e i manifestanti. “Volevano far uscire la merce, ma non se ne parla”, assicura Francesco Dominici.
Alla rotonda di via Oreto i “convinti” dell’ultima ora si mischiano alle decine di manifestanti che hanno abbracciato le cause della protesta. Ma quali sono le anime dell’operazione Nuovi vespri siciliani? Chi c’è dietro, o meglio dentro, il movimento Forza d’urto?
Innanzitutto gli agricoltori riuniti nel Movimento dei forconi, il cui leader carismatico, Martino Morsello, da domenica sera stazione in via Oreto. “Questa classe politica deve andare a casa, tutta senza distinzioni”, esordisce Morsello. I Forconi chiedono la defiscalizzazione dei carburanti, l’applicazione dell’articolo 37 dello statuto siciliano che prevede di trattenere nell’Isola le imposte sulle imprese che hanno in Sicilia stabilimenti e impianti, la possibilità per la Regione di stampare autonomamente moneta. Sul web, nei giorni scorsi, si sono rincorse numerose voci che hanno accostato il Movimento dei forconi e il suo leader a Forza Nuova.
Nel dicembre scorso Morsello ha parlato al congresso nazionale del movimento di estrema destra. “Facciamo chiarezza una volta per tutte: sono stato invitato a parlare come esperto di agricoltura e ci sono andato”, replica Morsello, che dal 1980 al 1993 è stato assessore al Comune di Marsala per il partito socialista. “Chiunque sostenga le nostre posizioni è il benvenuto, non importa che sia fascista, anarchico o autonomista. Qui la gente è povera e stufa”.
Ci sono facce giovani accanto a quelle mature degli agricoltori. Sono quelle dei ragazzi del centro sociale Anomalia. “Siamo qui da ieri perché condividiamo lo spirito antiglobalizzazione della protesta”, spiega Giuliana. “Questa – dice indicando la bandiera della Sicilia sulle spalle della sua amica – è stata il simbolo dei Vespri e dei Fasci siciliani, oggi invece è abusata dagli autonomisti, è arrivato il momento di riappropriarcene”. Pochi metri più in là, la stessa bandiera è in mano ad alcuni ragazzi di Forza Nuova, stretti nei loro giubbotti neri.
“Abbiamo riconosciuto la sincerità di questa lotta fatta per il popolo siciliano e siamo venuti”, afferma Massimo Ursino. Fastidio per la presenza del centro Anomalia?: “L’unione di poli antagonisti è uno sgarbo al sistema”. Ma tra i due poli opposti si nascondono anche semplici studenti, disoccupati e meccanici. “Dalla Sicilia – promette Fabio Conigliaro, autotrasportatore – è partito un effetto domino. Stavolta faremo davvero la rivoluzione”.
E I 6 MILIONI E MEZZO CHE L'EAS DEVE AL COMUNE DI SCIACCA?
Massinelli dice che li avremo e Turturici che non ci dobbiamo preoccupare. Nel frattempo sono passati 5 anni, 1 mese, e 27 giorni dalla scadenza della seconda rata della transazione EAS-COMUNE DI SCIACCA e di questi soldi o di altre TRANSAZIONI per le somme successive nemmeno l'ombra.
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