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Un appello alla trasparenza ed al rispetto delle promesse fatte agli elettori

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Invitiamo il sindaco Vito Bono al rispetto di una promessa fatta agli elettori, immortalata in un’intervista concessa alla nostra Associazione in campagna elettorale, che per noi è condizione imprescindibile per il buon governo della città: LA TRASPARENZA.

Infatti era stato esplicitamente dichiarato dal futuro Primo Cittadino di Sciacca che una delle priorità della sua Amministrazione sarebbe stata la creazione dell’Albo Pretorio on-line, in cui pubblicare tutti gli atti che oggi vengono affissi nell’atrio superiore del Comune, in maniera da permettere a tutti i Cittadini di poter controllare comodamente da casa l’operato della Pubblica Amministrazione.

Ci duole osservare che, a distanza di 9 mesi dalle elezioni, ancora nulla è stato fatto a riguardo.

Chiediamo a gran forza al Sindaco di mantenere fede all’impegno assuntosi nel periodo elettorale nel più breve tempo possibile, impegno che tra l’altro è anche un obbligo di legge.

Chiediamo inoltre con stessa intensità che, in attesa di avere l’Albo Pretorio su internet perfettamente funzionante, siano pubblicati in forma integrale sul sito ufficiale del Comune tutti i bandi emessi, le gare bandite e gli incarichi professionali assegnati con i relativi verbali di gara.

Incontro con Gioacchino Genchi

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Si è svolto la scorsa domenica, presso l’Ex Chiesa di Santa Margherita di Sciacca, l’incontro con Gioacchino Genchi, finalizzato alla presentazione del libro “IL CASO GENCHI” storia di un uomo in balia dello Stato” di Edoardo Montolli.

L’evento, organizzato dalla nostra associazione con il patrocinio del Comune di Sciacca, ha visto la presenza di un folto pubblico che, per due ore circa, ha assistito all’interessante chiaccherata del nostro ospite che ha avuto modo di svelare i tantissimi retroscena venuti fuori dalla sua attività di consulente informatico in varie inchieste antimafia.

Il pubblico, alla fine dell’incontro, moderato dal giornalista Alberto Montalbano, ha avuto modo anche di poter porgere a Genchi le proprie domande, innescando un interessante dibattito.

Ci duole, purtroppo, far notare l’assenza della classe politica di qualsiasi partito. Un fatto che ci fa riflettere ancora una volta sul fatto che alcuni temi sembrano non interessare chi guida la nostra città ed il nostro Paese in generale.

Per dare un’ulteriore opportunità a questi ultimi ed ai nostri concittadini che non hanno potuto prender parte all’incontro, presto renderemo fruibile sul nostro sito il video integrale.

Enorme successo ha riscosso anche il libro che è andato subito esaurito. Per questo motivo stiamo per ordinare altre copie per soddisfare chi non è riuscito a comprarlo al prezzo promozionale di 15 euro, anzichè 19,90. Chi fosse interessato, può contattarci all’indirizzo email associazione@laltrasciacca.it

Ecco qui di seguito le foto dell’evento.

Quali progetti per Sciacca per non perdere gli ultimi finanziamenti europei?

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In questi giorni stanno per essere pubblicati gli ultimi bandi dei finanziamenti europei relativi al POR 2007-2013.

In ballo ci sono finanziamenti per centinaia di milioni di euro che sono destinati allo sviluppo delle infrastrutture stradali, portuali, turistiche e produttive della Sicilia.

Il Comune di Sciacca, per le sue dimensioni, per la particolare posizione, per la presenza di attività economiche e produttive importanti, può ambire ad intercettare una fetta considerevole di tali finanziamenti che sono sicuramente l’ultima chance che ha il nostro territorio di dotarsi di quelle infrastrutture necessarie alla sopravvivenza ed alla crescita della nostra economia e quindi della nostra comunità.

Occorre però avere le idee chiare su ciò che si vuole realizzare e, soprattutto, i progetti pronti per potere partecipare.

Per entrare nel concreto, è stato pubblicato in questi giorni il bando della linea di intervento 2 dell’Asse III relativo agli “Interventi di realizzazione e/o riqualificazione e/o completamento di strutture congressuali, di impianti sportivi (anche di tipo golfistico), ed altre infrastrutture pubbliche funzionali allo sviluppo turistico, da attuarsi anche con il concorso di risorse finanziarie private, secondo le procedure di cui alla L. 109/94, come recepita dalla legislazione regionale (catg.nn.57, 61, 78)” che mette a disposizione più di 20 milioni di euro.

E sono già in corso le procedure per la partecipazione all’Asse 6 “Sviluppo urbano sostenibile” con il quale possono essere finanziate tutte quelle infrastrutture necessarie alla vita della città (parcheggi, strade , infrastrutture fieristiche, infrastrutture portuali, etc.), dove si stima che per la città di Sciacca potrebbero arrivare 20/25 milioni di euro.

Chiediamo quindi all’Amministrazione Comunale di sapere quali idee e progetti ha per la crescita della Città di Sciacca e come intende cogliere questa straordinaria opportunità che ci è stata data.

Chiediamo inoltre di conoscere e rendere pubblici i progetti che sono già pronti per la presentazione e quali intende fare partecipare ai bandi di gara.

Un’occasione così grande di sviluppo merita di essere largamente condivisa e partecipata con la popolazione, non vorremmo che per la fretta di partecipare ai bandi si arrivi a dare il via libera a progetti che non fanno il bene della città. E’ già successo in passato e non vorremmo che si verifichi anche oggi.

CANCELLATI GLI ATO CON UN COLPO DI MANO. COSA SARA’ DELLE ATTUALI GESTIONI?

E’ notizia di queste ultime ore l’approvazione della soppressione degli Ato idrici e rifiuti da parte della Camera dei deputati attraverso un emendamento, il “comma quinquies all’art.1del decreto legge n°2 del 25 gennaio 2010, votato con l’ennesima fiducia, titolato “interventi urgenti per enti locali e regioni”.

Quest’ultimo, oltre ad un nuovo taglio di fondi destinati agli enti locali, aggiunge all’art.1 del suddetto decreto, presto convertito in legge (“Interventi urgenti sul contenimento delle spese negli enti locali”) una modifica all’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191. Dopo il comma 186 viene inserito il seguente 186-bis che recita:
«A decorrere da un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono soppresse le Autorità d’ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni. Decorso lo stesso termine, ogni atto compiuto dalle Autorità d’ambito territoriale è da considerarsi nullo. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Sono abrogati gli articoli 148 e 201 del decreto legislativo n. 152 del 2006».

Scompaiono così anche gli organi territoriali, nove in tutta la Regione Sicilia, deputati al controllo dell’operato dei vari gestori del servizio idrico. Scomparirà anche l’ATO Idrico di Agrigento che nel 2007 aveva firmato la convenzione (tra Giuseppe Giuffrida e Vincenzo Fontana) che affidava la gestione delle nostre reti (consegnate dal Comune di Sciacca nel maggio 2008) alla Girgenti Acque SpA.

Come spiega il sopracitato articolo, nuove autorità dovranno essere designate dalla Regione di appartenenza. La nostra speranza è quella che ovviamente si possa prendere spunto dalla legge regionale di iniziativa popolare/consiliare per la ripubblicizzazione del servizio idrico (sostenuta da 116 Comuni, Sciacca incluso, in rappresentanza di oltre un milione e centomila cittadini siciliani) che prevede un’unica autorità di controllo con la gestione totalmente pubblica.

L’emendamento approvato non chiarisce però in che modo le Regioni dovranno comportarsi nei confronti degli attuali gestori. Mantenere gestioni privatizzate senza giuste autorità di controllo sarebbe un ulteriore beffa che va ad aggiungersi al danno subito dai cittadini in questi ultimi anni. E’ in questo frangente che la volontà popolare (sbilanciata ampiamente verso il pubblico) deve riuscire a sovvertire le inclinazioni politiche di questi ultimi tempi che tendono all’affidamento di tutti i beni comuni nelle mani dei privati, privilegiando gli interessi di pochi. Le pressioni provenienti dal basso devono indirizzare tutte le possibili scelte verso una gestione pubblica e per questo motivo c’è un percorso comune da seguire e perseguire.

I movimenti per l’acqua pubblica manifesteranno a Roma il prossimo 20 Marzo. A questa iniziativa seguirà una raccolta firme per promuovere tre referendum abrogativi di tutte quelle norme che hanno privatizzato l’acqua in Italia (fra cui l’art. 15 del DL 135/09 – legge 166/09 – attuale Governo Berlusconi). Nel frattempo i Comuni che si dichiarano contrari alla privatizzazione del servizio idrico, dovranno inserire nel proprio statuto una specifica formulazione che definisca il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

E attendendo che il Comune di Sciacca lo faccia presto (vedi nostra proposta ufficiale del dicembre 2009), il prossimo 10 Marzo, presso la Sala Rossa del Palazzo dei Normanni (sede dell’ARS) i sindaci del Coordinamento EE.LL. per l’acqua pubblica presenteranno, in conferenza stampa, il disegno di legge regionale di ripubblicizzazione del S.I.I.

E’ visto che è giunto il momento di unire tutte le forze contrarie alla privatizzazione dell’acqua, L’ALTRASCIACCA e il comitato cittadino SCIACCA PER L’ACQUA diranno “presente”!

Intitolazione della sala espositiva del Museo del Carnevale di Contrada Perriera al saccense Vito Tornambè

Nel comunicarvi il pieno sostegno del’associazione L’ALTRASCIACCA all’iniziativa del Comitato Perriera che ha richiesto al Comune di Sciacca l’intitolazione della sala espositiva del Museo del Carnevale di Contrada Perriera al saccense Vito Tornambè, vi illustriamo il contenuto della nota datata 04/03/2010:

Oggetto: Intitolazione della sala espositiva del Museo del Carnevale di Contrada Perriera al saccense Vito Tornambè

Il Direttivo del Comitato Perriera e Via Lido “A. Ritacco” pone all’oggetto della presente richiesta la proposta di intitolare la sala espositiva del Museo del Carnevale di Contrada Perriera al saccense Vito Tornambè. Nato a Sciacca il 3 – 1 – 1982, Tornambè è scomparso prematuramente all’età di ventuno anni per aneurisma l’8 – 1 – 2004; ha lasciato un ottimo ricordo di sè nella memoria dei saccensi, distinguendosi per le sue pregevoli doti umane e caratteriali. Figlio di una rispettabile famiglia che gli ha trasmesso sani valori morali, aiutava spesso il padre nella sua bottega di fabbro, ma all’epoca dei suoi ventuno anni Vito era impegnato come ausiliare nel corpo dei Vigili del Fuoco e ambiva ad indossare quella divisa per lungo tempo. Proprio i suoi genitori hanno acconsentito all’espianto degli organi del ragazzo, che ha così potuto donare CUORE, CORNEE, FEGATO, RENI e CUTE, che hanno aiutato altri siciliani a sopravvivere.

Molti, tuttavia, lo ricordano bene per la sua passione più grande e sincera: il Carnevale.

Passione coltivata da tempo in famiglia, che lo ha portato a collaborare con alcune associazioni, “Nuova Arte” prima, “E ora li fermi tu” in seguito, e a realizzare con altri giovani saccensi carri e minicarri allegorici rimasti nella storia più recente della festa.

Il direttivo del Comitato “Ritacco” ha dunque pensato proprio a Vito Tornambè come figura positiva di giovane saccense; ottimo esempio di ventunenne da tramandare nel ricordo collettivo per la sua sana passione per il Carnevale e per il suo esempio di civiltà, fino alla donazione degli organi; personaggio giusto, in fine, cui dedicare il luogo deputato alla memoria del Carnevale e dell’impegno dei saccensi nel tempo per far crescere la festa. E fra questi, appunto, anche il giovane Vito. Inoltre, la famiglia Tornambè risiede proprio alla Perriera.

Dunque, oggi il Direttivo chiede formalmente alla Sign. Vostra di voler procedere alla intestazione della sala espositiva Museo del Carnevale a Vito Tornambè. I componenti del Comitato rimangono a disposizione per aiutarLa nell’espletamento di tale impegno e nel reperire ulteriore materiale, se necessario, riguardo alla figura del giovane in questione.

PATTO TRA CITTADINI E SINDACO DI SCIACCA PER LA TUTELA DEI BENI COMUNALI

Lo scorso 20 Febbraio 2010, le associazioni COMITATO PRO–VILLA COMUNALE , A.V.U.L.S.S., S.O.S.ANZIANI, POSIVIRI, CITTADINANZATTIVA, RETE DEI PROCURATORI DEI CITTADINI, TRIBUNALE DIRITTI DEL MALATO, UNIONE ITALIANA CIECHI, COMITATO PERRIERA “A: Ritacco”, SCIACCARTE, UNIVERSO CULTURALE, MOVIMENTO ASSOCIATIVO NAZIONALE ARCI LA ZATTERA, BASTA POCO PER FARLI SORRIDERE, in rappresentanza dei cittadini saccensi, hanno sottoscritto un patto con il sindaco di Sciacca per la salvaguardia del patrimonio storico, culturale, ambientale e paesaggistico del territorio comunale trattando l’esempio della villa comunale “I. Scaturro” come pilota, per definire i principi inderogabili di conservazione e tutela dei beni storici ambientali della città di Sciacca. Ecco i 23 articoli contenuti nel documento:

Art. 1

I beni culturali ambientali devono essere individuati su una scelta operata in base a criteri storici, artistici e paesaggistici. Essi sono patrimonio inalienabile, insostituibile e inalterabile. I cittadini ne sono custodi morali, e hanno l’obbligo di vigilare perché le amministrazioni ne rispettino la conservazione. Le amministrazioni, di converso, hanno l’obbligo di tutelare e di mantenere il bene e farlo rispettare da tutti i cittadini.

Art. 2

Ogni bene culturale ambientale individuato deve essere catalogato ed inventariato nei suoi elementi essenziali, ossia in quello che lo costituisce “bene d’interesse pubblico”.
I cittadini, singoli o in associazioni, possono intervenire nella segnalazione di siti o di elementi di particolare pregio storico culturale, o di componenti del paesaggio identificativi della storia della collettività.

Art. 3

La villa comunale “I. Scaturro” è il giardino più antico di Sciacca. Al suo interno conserva strutture architettoniche e impostazione planimetrica tipiche ottocentesche, oltre alla collezione botanica, che affianca esemplari di vegetazione autoctona mediterranea, a specie di importazione da varie parti del mondo, come il Ficus magnolioides, presente in esemplari centenari.

Art. 4

La villa comunale “I. Scaturro” è parte integrante del paesaggio saccense, anzi essa lo caratterizza e si pone, nella vista dal mare o dal porto, come elemento misuratore e riferimento ottico qualificante.

Art. 5

Il presente documento parte dal rispetto e dalla salvaguardia del bene architettonico villa comunale “I. Scaturro”, per estendersi agli altri beni di interesse storico, ambientale e paesaggistico, ovviando a situazioni di grave indifferenza o di mancanza di conoscenza del bene, che potrebbero generare scelte politiche e amministrative discutibili nell’immediato e deleterie, per il patrimonio storico culturale, negli anni a venire.

Art. 6

La fruizione e la gestione della villa è e deve rimanere pubblica, e tali sono tutti i servizi relativi alla sua funzione.

Art. 7

Le attività all’interno della villa debbono essere tali da risultare consone alla natura stessa del luogo, che ha carattere storico, culturale e meditativo.

Art.8

Gli interventi di progettazione relativi alla manutenzione, conservazione, restauro, ripristino e integrazione, devono avvenire nel rispetto della matrice storica del giardino e delle dinamiche culturali che lo hanno generato ed essere sostenibili e compatibili con la valenza ambientale e paesaggistica del sito.

Art. 9

I giardini, che sono soggetti per loro natura ad una costante mutazione, fino alla morte degli organismi vegetali che li compongono, così come i beni culturali, necessitano di azioni di tutela attiva al fine di salvaguardare i loro valori intrinseci ed educativi.

Art. 10

Le eventuali operazioni di restauro, ripristino, manutenzione e integrazione devono essere opportunamente programmate ed è conveniente che di tali attività sia informata sempre la cittadinanza, per il principio della custodia morale del bene.
Ogni intervento deve tener conto simultaneamente di tutti gli elementi costitutivi e delle evoluzioni del giardino, soprattutto nell’incremento della vegetazione esistente o nell’aggiunta di possibili strutture di servizio.

Art. 11

Qualunque intervento deve prevedere, prioritariamente, il censimento, la nomenclatura e la catalogazione dello stato di conservazione della vegetazione, nonché l’analisi e la diagnosi di eventuali patologie; la catalogazione delle strutture architettoniche, artistiche e di arredo che costituiscono la struttura del giardino; il rilievo dell’esistente e la restituzione planimetrica e territoriale del bene; la registrazione degli aspetti di incidenza paesaggistica della presenza del giardino; la ricognizione e l’analisi delle dinamiche storiche, culturali e progettuali che lo hanno generato.

Art. 12

Per le opere di integrazione e di completamento dell’impianto vegetale o per l’inserimento di nuove strutture architettoniche o di servizio, nonché per la scelta di arredi e apparecchi illuminanti, va seguita la logica e la regola impartita dalle carte e dalla legislazione per la salvaguardia dei Beni storico – artistici.

Art. 13

L’integrazione filologica della vegetazione deve partire dall’esistente e dalla collocazione geografica del bene.

Art. 14

L’inserimento di strutture e manufatti inerenti la fruizione del bene e il completamento delle strutture di servizio, nonché gli arredi e gli elementi di illuminazione, devono rispettare le dimensioni del giardino, non entrare in competizione con le strutture di pregio storico artistico presenti, usare materiali e linguaggio in accordo col contesto ed utilizzare materiali e tecnologie autoctone e sostenibili.

Art. 15

L’illuminazione notturna del giardino deve essere appositamente pensata e progettata, tale da realizzare un vero risparmio economico con l’impiego di elementi a risparmio energetico. La luce deve essere tale da creare scorci scenografici e valorizzare le collezioni botaniche.

Art. 16

L’utilizzo pubblico della villa comunale è insito nella sua stessa natura e nella sua storia; il giardino storico è destinato ad essere visto e percorso, e l’ accesso deve essere regolamentato in modo da preservarne la sostanza e il messaggio culturale.

Art. 17

L’utilizzazione del bene pubblico deve perseguire esclusivamente fini di natura culturale promuovendo la funzione sociale, ricreativa, didattica e meditativa che il verde assolve nell’ambito della formazione del cittadino.

Art. 18

Per natura e per vocazione, il giardino storico è un luogo tranquillo che favorisce il contatto, il silenzio e l’ascolto della natura. L’uso eccezionale del giardino storico come luogo di feste deve esaltare lo spettacolo del giardino e non snaturalo e degradarlo.

Art. 19

È compito delle autorità responsabili prendere, su consiglio degli esperti, le disposizioni legali e amministrative atte a identificare, inventariare e proteggere tutti i Beni Culturali, ambientali e paesaggistici e nello specifico i giardini storici. La loro salvaguardia deve essere inserita nei piani di occupazione dei suoli, e nei documenti di pianificazione e di sistemazione del territorio (es. PRG, Piani Paesistici, Piani di Recupero, ecc.).

Art. 20

È ugualmente compito delle autorità istituzionali, favorire, su consiglio di esperti, la conservazione, il restauro ed eventualmente la restituzione alla pubblica fruizione dei giardini storici e reperire i necessari finanziamenti messi a disposizione dalle normative vigenti.

Art. 21

Il giardino storico è uno degli elementi del patrimonio la cui sopravvivenza, a causa della sua natura, richiede cure continue da parte di persone qualificate. È bene dunque che si assicuri un’adeguata formazione di queste persone, sia che si tratti di storici, di tecnici, di giardinieri, di botanici, di manutentori, ecc. Si deve altresì vigilare perché sia assicurata la corretta conservazione di quelle piante che fanno parte della composizione dei giardini storici.

Art. 22

L’interesse verso i giardini storici dovrà essere stimolato con tutte quelle azioni finalizzate a valorizzare questo patrimonio, per farlo conoscere e apprezzare. Sarà cura dell’amministrazione promuovere adeguate iniziative (scambi interculturali, processi di ricerca scientifica, ecc.) e sensibilizzare i cittadini al rispetto della natura e del patrimonio storico.

Art. 23

Le amministrazioni comunali che si susseguiranno nel tempo si assumono l’obbligo di attenersi ai principi sopraccitati per la redazione ed eventuale integrazione di un apposito regolamento su ville, parchi e giardini, poiché tali principi costituiscono un’essenziale forma di garanzia e di protezione del patrimonio storico, culturale, ambientale e paesaggistico del territorio comunale.

GIOACCHINO GENCHI RITORNA A SCIACCA

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Domenica 7 marzo 2010 alle ore 17,00 presso l’ex Chiesa di Santa Margherita, Piazza Carmine, Sciacca sarà presentato il libro:

“IL CASO GENCHI” storia di un uomo in balia dello Stato di Edoardo Montolli. Aliberti Editore.

Presenzierà l’evento Gioacchino Genchi, modererà Alberto Montalbano.

«In Why Not avevo trovato le stesse persone sulle quali indagavo per la strage di via D’Amelio. L’unica altra indagine della mia vita che non fu possibile finire»

Inizia così il dialogo tra Gioacchino Genchi e Edoardo Montolli. E per la prima volta viene a galla ciò che Silvio Berlusconi aveva definito «il più grande scandalo della Repubblica»: il cosiddetto «archivio Genchi». E viene a galla con nomi e cognomi. Un materiale del tutto inedito e così scottante da poter riscrivere gli ultimi vent’anni della storia d’Italia: da Tangentopoli alle scalate bancarie, dai grandi crac ai processi clamorosi. Fino alle stragi del 1992 e 1993. Dalle agende di Falcone agli ultimi due giorni di vita di Borsellino, con elementi completamente nuovi che aprono enormi squarci nelle istituzioni. Ma non con teorie o teoremi. Con dati. Fatti. Indagini e amicizie impensabili, uno scioccante dietro le quinte della politica che porta alle origini della seconda Repubblica. Dopo averlo letto niente vi sembrerà più come prima.

«La storia sconvolgente che spiega perché tanti potenti hanno paura del contenuto dell’archivio Genchi» come l’ha definito Marco Travaglio che ha curato la prefazione del libro.

Luglio 1992, la Sicilia è dilaniata dalle stragi. In città c’è un poliziotto maledettamente bravo con le tecnologie. Ha lavorato con Falcone e sono tre anni che si occupa dei misteri di Palermo. Si chiama Gioacchino Genchi. è a lui che chiedono di scoprire qualcosa sulle agende elettroniche del giudice. E di capire dai telefoni se qualcuno spiasse Paolo Borsellino. E lui qualcosa scopre. Scova file cancellati e li ritrova. Poi ipotizza una pista per via D’Amelio: date, nomi, luoghi. Diventa vice del gruppo Falcone-Borsellino. Ma quell’indagine non la finirà mai. Una mattina, mentre l’Italia esulta per l’arresto dei killer, all’improvviso sbatte la porta. E se ne va.
Da allora non ne ha mai parlato. Lo chiamano nei processi più delicati: le talpe nel Ros di Palermo, il caso Dell’Utri. I capi di Cosa Nostra e i colletti bianchi. La vicenda Cuffaro e la sanità siciliana. Le sue consulenze sui telefoni ribaltano giudizi, fanno condannare centinaia di persone e assolvere miriadi di innocenti. Da vent’anni è considerato il più abile consulente telematico delle Procure.
Ogni anno la polizia stila graduatorie e gli assegna un punto più del massimo per le «eccezionali doti morali» e il prestigio che ne consegue.
Finché approda a Catanzaro, per la Why Not di Luigi de Magistris.
Una mattina accende il pc, guarda i tabulati telefonici. E all’improvviso sbianca.
Ma non fa in tempo a stendere una relazione: revocato l’incarico, indagato e perquisito, sequestrato l’«archivio» con tutti i dati fin dal 1992. Attaccato da ogni parte politica. Sospeso dalla polizia. E altrove quattro magistrati perdono il posto. E allora cosa c’era in Why Not, cosa c’era in quei tabulati?
C’erano giudici a contatto con boss, magistrati amici degli indagati e dei loro avvocati. Ma c’era soprattutto un intreccio telefonico economico-politico-giudiziario che da Catanzaro saliva a Roma, incrociando i processi sulle scalate bancarie, la vicenda Umts, i crac Cirio e Parmalat e lo spionaggio Telecom, incuneandosi indietro nel tempo all’origine e al declino di Tangentopoli e a tante, troppe inchieste di cui si era occupato. E agli stessi nomi su cui indagava per via D’Amelio, quando se ne andò sbattendo la porta. E ora che per difendersi ha depositato in tribunale le sue scoperte, può finalmente raccontarlo: perché lasciò allora, perché è stato fermato adesso. Con nomi, date e luoghi. Perché questo lungo e complesso racconto non è la storia di un’inchiesta bloccata a Catanzaro. Questa è la storia della seconda Repubblica.

Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare numerosa all’incontro.

N. B. Il libro è in prevendita promozionale presso l’associazione L’ALTRASCIACCA a soli 15 euro anziché 19,90.
Chi volesse acquistarlo può contattarci presso l’indirizzo email associazione@laltrasciacca.it o tramite i contatti presenti sul nostro sito www.latrasciacca.it

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Forza picciotti!

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro amico. I commenti sono superflui.

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Carissimi tutti,

in questi giorni ho degli ospiti veneti e nel portarli in giro per SCIACCA mi sono reso conto di condurre la mia esistenza in un paese estremamente disordinato, disorganizzato, propenso più a sperare in chissà quale intervento da parte d’una non meglio identificata autorità superiore capace di realizzare quello sviluppo turistico che da sessanta e più anni viene prospettato come imminente, ma mai concretamente realizzato. Il paese è impreparato, indifferente nei confronti delle molteplici esigenze qualitative che la moderna competizione mondiale pretende per eccellere nel settore dell’industria del turismo. Dovunque portassi i miei ospiti sembrava vi fosse stata un’incursione aerea con bombardamento a tappeto, l’abbandono, la sporcizia, la trascuratezza, la desolazione, il cattivo gusto, facevano accapponare la pelle (vedi Stazzone). L’unica fontana pubblica della località era col rubinetto rotto e il getto d’acqua arrivava sino a 15 metri d’altezza e a nessuno sembrava interessare; stendo un velo pietoso sull’area portuale, sulla villa comunale chiusa e in stato d’assoluta desolazione da più di sei anni, sulle terme e il suo parco, sugli alberghi di San Calogero e della vicina sporchissima pineta.

Per salvare capre e cavoli ho pensato di portare i miei ospiti per i caratteristici vicoli dell’antico centro storico di San Michele. UN DISASTRO! Ho visto lo stupore e l’incredulità nei loro occhi. Educatamente non hanno aperto bocca di fronte a tutto questo degrado. Ho cercato ironicamente di sdrammatizzare rifilando loro la menzogna d’una nuova ricerca di stile di vita cittadino teso all’attuazione d’una occulta neo scuola d’avanguardia il cui fondamento ideologico si basa su un decadentismo estremo col coinvolgimento subliminale dell’intera popolazione saccense, allo scopo di meglio valorizzare il contrasto tra l’antico patrimonio monumentale, fatto d’armonia e bellezza riscontrabile nelle chiese e nei vecchi palazzi nobiliari, con “un particolare innovativo e originale concetto di sviluppo urbanistico del paese”.  Non vi nascondo d’avere avuto la sensazione, tutte le volte che gli ospiti mi posavano gli occhi addosso, di essere stato considerato un poveraccio che disperatamente cercava distrarre con le belle parole l’attenzione su qualcosa nei cui confronti ci si può solo strappare le vesti dalla disarmante vergogna. In via Licata, resa una camera a gas dalle macchine bloccate nel traffico, siamo rimasti assordati da un nugolo di motorini con le marmitte urlanti, ho visto i miei ospiti tapparsi con le mani le orecchie e girarsi verso di me come in cerca di soccorso per essere portati il più lontano possibile da quel caos. Non m’è rimasto che condurli in piazza A. Scandaliato e finalmente ammirare il panorama sul porto di SCIACCA. Giunti sul posto, quando ci siamo affacciati la vista di tutti quei serbatoi blu sui tetti ha fatto sorgere in loro la domanda spontanea se da noi ci fosse problema d’erogazione dell’acqua. Ho fatto finta di non avere sentito e loro hanno richiamato la mia attenzione additando a sud-ovest le onde che, spinte dal vento di scirocco, andavano a infrangersi contro i muri  di contenimento della località Tonnara, generando spettacolari spruzzi così alti da superare in altezza le abitazioni. Quella vista per loro deve essere stata molto allarmante o forse lo è stata di più la rassegnazione letta nei miei occhi circa la difficoltà permanente di noi cittadini nel confrontarci con un sistema istituzionale farraginoso dove i balletti di competenza da circa 15 anni hanno fatto sì che, mentre da un lato annualmente i finanziamenti europei già erogati vengono restituiti perché non si è capaci di farne uso, dall’altro la sola risposta data dagli uffici istituzionalmente competenti interpellati nelle sterili conferenze di servizio e ripetuta sino allo sfinimento è che mancano i soldi per realizzare i necessari interventi. Alla fine del tour sono rientrato affranto a casa mia, consapevole ancora una volta di essere anch’io colpevole dello status quo, perché non ho fatto abbastanza per impedire che il mio paese fosse ridotto in questo stato. Durante una notte da incubo il pensiero dominate è stato uno solo: come e cosa bisogna fare per invertire quello che oramai appare un insano processo d’autolesionismo collettivo. Questo mantra non m’ha fatto dormire o forse è stato il pensiero che i miei ospiti presto potranno andare via da questa realtà e dimenticare mentre io continuerò a viverci. M’ha confortato la consapevolezza che la condizione dei paesi limitrofi del territorio agrigentino è ancora peggiore di quella saccense.

Amo il mio paese ed è qui che voglio continuare a vivere. Sono convinto della bontà del popolo siciliano e della buona fede dei suoi amministratori, francamente ritengo si tratti principalmente d’un problema di malcostume generalizzato e oramai genetico dipendente dalla cattiva educazione, dalla mancanza di volontà a progredire, dalla mancanza di conoscenza, dove la prima cosa da fare è superare l’indifferenza generale, coinvolgere l’intera collettività locale. Perché criticare chi amministra è cosa sin troppo facile da fare, soprattutto quando si sta a guardare dal di fuori. Collaborazione e maggiore spirito d’appartenenza territoriale deve diventare un imperativo categorico per l’intera collettività. E’ indispensabile realizzare una maggiore coordinazione, un’unica camera di regia, una convinta e razionale programmazione non senza la determinazione di portarla a compimento. Finirla con l’atteggiamento dei Perollo e Luna. Con la mentalità del cane del giardiniere il quale “non raccoglie e non fa raccogliere”, si regredisce.

Le intelligenze e le giovani professionalità sul territorio esistono, bisogna dare loro la possibilità d’esprimersi. Per quanto mi riguarda io rimarrò in prima linea a contrastare gli assalti provenienti dal malcostume e dalla bruttezza in ogni sua manifestazione e sembianza, ripromettendomi, per quanto è nelle mie possibilità e capacità, di migliorare me stesso, la mia condotta, con un maggiore impegno nel mio lavoro, in modo da contribuire col mio esempio se non alla realizzazione almeno all’individuazione d’un target di qualità di vita normale, perché di normale e civile dalle nostre parti c’è ben poco.

Forza picciotti, il paese appartiene a ognuno di noi, è nostro dovere concorrere al suo progresso e pretendere da tutti coloro che ci vivono un impegno e una compartecipazione maggiore. E’ necessario ed indispensabile pretendere da ogni singolo saccense il rispetto delle regole affinché si possa realizzare una normale e civile qualità vita.

A voi che vi battete per svegliare le coscienze, porgo il mio cordiale e solidale saluto.

Lettera firmata

Il Consiglio Comunale di Sciacca delibera sull'acqua "in zona Cesarini"

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Foto prelevata dal sito ufficiale del Comune di Sciacca

Per il rotto della cuffia” o come si direbbe in gergo calcistico “in zona Cesarini”, “si salva in calcio d’angolo” il Consiglio Comunale di Sciacca.

Come ricordete, a seguito del sit-in a Palazzo dei Normanni a Palermo del 25 Novembre scorso (per sensibilizzare l’ARS all’esame rapido della proposta di legge inoltrata dai sindaci contrari alla privatizzazione dell’acqua in Sicilia), si era deciso che dal 4 Dicembre 2009 tutti i Comuni siciliani aderenti all’iniziativa dovevano riunirsi (chi poteva, in contemporanea) per esprimersi favorevolmente rispetto alla proposta di legge regionale di iniziativa consiliare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

Per sostenerla era necessario superare il numero di 40 Consigli comunali e 500 mila abitanti, fissati dallo Statuto e dalla legge. Molti Comuni avevano deliberato in quella data (qualche Comune addirittura in anticipo: il 03/12/09). Il Comune di Sciacca, pur approvando l’iniziativa, aveva deciso di rimandare la discussione della delibera ad un’altra data, avendo 90 giorni di tempo, dal 3 Dicembre 2009. Giusto ieri si trattava dell’ultimo giorno utile poiché entro oggi tutte le delibere consiliari vanno inoltrate all’ARS. E “meglio tardi che mai” ieri si doveva discutere e approvare l’argomento, anche se trattavasi ormai di un atto simbolico, visto che con le delibere finora prodotte, la soglia era stata abbondantemente superata. Sciacca però non poteva mancare all’appello.

E all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile è stata approvata all’unanimità la proposta di delibera all’ordine del giorno con cui si chiedeva ai consiglieri comunali:

- di approvare, ai sensi dell’art. 12 dello Statuto della Regione Siciliana e della legge regionale 10 febbraio 2004, n. 1, la presente proposta, contenente il progetto di legge di iniziativa dei consigli comunali;
- di approvare il progetto di leggePrincipi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque. Disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia”, redatto in 17 articoli, e la relazione che ne illustra le finalità e il contenuto, alla presente allegati come parte integrante e sostanziale;
- di dare atto che il testo di legge contiene gli elementi necessari per la determinazione del relativo onere finanziario e i mezzi per farvi fronte;
- di esprimere condivisione verso le considerazioni riportate in premessa e di aderire all’iniziativa del “Coordinamento nazionale enti locali per l’acqua bene comune e la gestione pubblica del servizio idrico”, per la presentazione della proposta di legge di iniziativa dei consigli comunali per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia;
- di indicare i nomi ed i recapiti delle seguenti tre persone, autorizzate a rappresentare i sottoscrittori della iniziativa, così come stabilito dall’art. 35, c. 3, della L.r. n. 1/2004:
1)  Michele Botta, sindaco di Menfi (AG), domicilio: viale Risorgimento, 104, 92013 Menfi, tel. 328 0082231;
2) Domenico Giannopolo, sindaco di Caltavuturo (PA), Comune: via G: Falcone, n. 41, tel. 0921 547311; domicilio: via Roma, n. 74, tel. 335 5789470;
3) Giuseppe Nicosia, sindaco di Vittoria (RG), Comune: via Bixio, n. 34, tel. 0932 514201; domicilio: via Ancona, n. 13, tel. 335 7553049;

- di dichiarare la presente deliberazione immediatamente esecutiva.
L’atto approvato all’unanimità dai consiglieri presenti fa seguito al precedente (anch’esso votato all’unanimità) del 20/02/2009 con cui si avevano già espresso l’intenzione di sostenere la legge regionale di iniziativa consiliare.

L’associazione “L’ALTRASCIACCA“, in rappresentanza del movimento cittadino per l’acqua pubblica “SCIACCA PER L’ACQUA” (che nel suo programma sostiene la legge regionale di iniziativa popolare/consiliare), nel dichiararsi soddisfatti e compiaciuti per il risultato ottenuto ieri dal civico consesso saccense, ringrazia sentitamente il Presidente del Consiglio Comunale Filippo Bellanca che ha reso possibile la trattazione del punto all’ordine del giorno e tutti i Consiglieri comunali di maggioranza e minoranza per il grande gesto di responsabilità e serietà verso tutta la popolazione saccense che soffre di questa privatizzazione e auspica una pronta ripubblicizzazione del servizio idrico.

Il vaso rotto e la normalita' mai raggiunta

Qualche tempo fa ci eravamo occupati del caso dei bellissimi vasi in ceramica posti come arredo urbano in Piazza Don Minzoni, meglio conosciuta come Piazza Duomo, uno dei quali era stato distrutto da un automobilista indisciplinato e distratto in un’area dichiaratamente pedonale.

Il 28 settembre scorso, eravamo intervenuti, su segnalazione, al fine di sollecitare per l’ennesima volta il rimpiazzo del vaso, ma appena pubblicato l’articolo ci giungeva notizia dell’avvenuta collocazione di un nuovo vaso, obbligandoci ad effettuare una tanto doverosa quanto gradita rettifica per quanto da noi espresso poco prima.

La storia sembra finire col lieto fine ed un posizionamento maggiormente protetto dei vasi che trovavano alloggio sui gradini di accesso alla Basilica, ma non è così!

Ci giungono, adesso, delle nuove foto sulla misteriosa sparizione di uno dei predetti vasi . Al suo posto troviamo la spazzatura che, molto probabilmente, si trovava all’interno ed il nastro segnaletico della Polizia Municipale. Una scena che non può che farci immaginare o un nuovo incidente provocato da parte dei tanti indisciplinati e distratti automobilisti che continuano a parcheggiare nei weekend in una zona interdetta al traffico o l’ennessimo atto perpetrato da vandali, stupidi e imbecilli.

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In attesa che il vaso sia nuovamente rimpiazzato, e vedremo quanto tempo passera’ stavolta, ci auguriamo che questa spiacevole occasione sia per l’Amministrazione comunale motivo per risolvere definitivamente il problema del parcheggio selvaggio intensificando i controlli tanto annunciati e non soltanto durante il fine settimana. Cominciamo sul serio a diventare una citta’ normale, anche a partire dalla disciplina del traffico. Basta farsi un giro per Sciacca in centro o in periferia, durante la settimana o nel fine settimana, per rendersi conto che non ci troviamo in condizioni di normalita’.

Allo stesso modo ci auguriamo che l’azione di repressione contro i vandali e gli atti vandalici che si era deciso di portare avanti in modo congiunto dalle Forze dell’Ordine e dall’Amministrazione comunale possa diventare quanto mai concreta, sempre con l’intento di rendere “normale” la vita nella nostra citta’.

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