L’ULTIMA TRINCEA DELLA LEGALITA’! CHI SONO GLI EVERSORI?


Ecco il durissimo monito del Sindaco di Palma di Montechiaro, Rosario Gallo, durante il suo intervento al Consiglio Comunale aperto svoltosi nel Comune di Bivona lo scorso 4 Febbraio, di cui vi presentiamo una sintesi:

Sarà lontana Bivona e difficile da raggiungere, come ha detto il consigliere comunale che mi ha preceduto, ma stasera mi pare che essa possa ritenersi la capitale della Sicilia. Mi fa piacere vedere un cinema così pieno, con tanti cittadini che, evidentemente, sono interessati a questo problema, e vedere al contempo una partecipazione così ampia di tanti sindaci della provincia di Agrigento assieme a tanti venuti anche da altre province. Evidentemente questa è una battaglia fondamentale, importante. E’ una battaglia di civiltà… non è una battaglia soltanto per risparmiare 50, 100, 200, 300 euro l’anno sulle bollette dell’acqua, è tutt’altro.

Questa è la seconda volta che vengo a Bivona a parlare di acqua. L’altra volta ero allo scadere del mio mandato e mi stavo occupando di rifiuti. Allora non c’erano ancora questi mostri degli A.T.O. Ancora ogni comune pensava ai propri rifiuti ed alla sua acqua. Ritengo che l’idea dell’A.T.O, così come concepita nella legge Galli, è una idea bellissima, è (l’idea) di un sistema razionale di gestione dei servizi, non quel mostro che è diventato in tante realtà e quel mostro ancora più mostruoso che è diventato in Sicilia.

In quel momento io mi occupavo dei rifiuti nella mia città e non sapendo come risolvere un certo problema, chiesi aiuto al presidente della CISPEL. Allora esisteva in Italia un patrimonio di aziende pubbliche, comunali o consortili, che era una cosa straordinaria sul piano dei servizi resi ai cittadini, della civiltà, e sul piano della efficienza economica. Avendo difficoltà col problema della nettezza urbana e non volendo sottostare all’impresa della mia città, che regolarmente vinceva le gare e voleva fare il prezzo dell’appalto, me ne andai a Roma, per incontrare il presidente della CISPEL, la confederazione delle aziende municipalizzate d’Italia. Andai per chiedere se un azienda municipalizzata potesse venire a Palma di Montechiaro per gestire il servizio che io non riuscivo a fare perché per due volte la gara era andata deserta.

Ricordo cosa mi disse il presidente della CISPEL, che viveva e lavorava a Roma. Mi disse:”Voi in Sicilia” – il governo Cuffaro muoveva i primi passi ed erano in gestazione il piano dei rifiuti e l’avvio degli A.T.O idrici – “voi in Sicilia, così come si muove la regione, avrete in Italia i servizi peggiori con i costi più elevati”. E non ci voleva molto per capirlo perché, cari cittadini, dobbiamo avere la capacità di guardare dietro le cose che si fanno.

Perchè questi cosidetti A.T.O, la trasformazione della gestione dei rifiuti e delle acque che è avvenuta in questi anni in Sicilia, l’azione politica e amministrativa attorno agli ato sono stati concepiti e sviluppati come una grande occasione di affari economici e politici per fare, attraverso la gestione privata, quello che il potere politico non aveva potuto fare in precedenza. Per esempio, fare assunzioni facili, gestire i servizi con metodi da società privata, attraverso le s.p.a., ma tutto questo a cosa ha portato? Tutto questo ha portato a scaricare sulle spalle degli utenti costi spaventosi, a scaricare sulle spalle dei Comuni costi che li porteranno al dissesto. Con tanti sindaci che si sentivano importanti, a giocare con i privati, ad entrare nelle s.p.a., a nominare consigli di amministrazione ed amministratori delegati.

Perchè una grossa parte del mondo politico, ha ruotato attorno a questa azione e guardate, cari cittadini, che non ce ne usciremo facilmente. Ce ne usciremo con costi pesantissimi per le nostre tasche e per la struttura economica e finanziaria dei nostri Comuni. Ed ancora… ce ne usciremo con costi pesantissimi per la trasparenza delle istituzioni e per l’equilibrio democratico in Sicilia.

(…)

I sindaci hanno la testa sulle spalle, ma quando i sindaci sono costretti a mettersi davanti la porta di un Municipio per invitare un Commissario mandato dalla Regione a non andare avanti, i sindaci in qualche modo è come se debordassero dal loro compito, perché fanno una cosa molto forte. I sindaci rappresentano le istituzioni e si mettono contro le istituzioni, in questo caso contro il Commissario mandato dalla Regione Siciliana.

Ma tutto questo quei sindaci non lo hanno fatto perché sono diventati pericolosi eversori dell’ordine pubblico. Lo hanno fatto perché ritengono di dover fare questo per difendere gli interessi dei propri cittadini, per difendere gli interessi delle proprie comunità, ma anche per ristabilire la democrazia e la legalità. Noi parliamo di una cosa importante questa sera, cioè, di un contratto, attraverso il quale è stata decisa la gestione del servizio idrico per trenta anni nella provincia di Agrigento, con una enorme rilevanza economica e di affari, al punto da poter dire che si tratta dell’affare del secolo. Ebbene, tutto questo, nella nostra provincia, è stato deciso da un ingegnere, nominato dal direttore generale dell’A.R.R.A, non dai sindaci eletti dal popolo.

Perché in Sicilia c’è pure questa mostruosità e cioè, l’agenzia, la quale è una istituzione operativa della regione, dal momento che in una legge …ma come fanno le leggi in Sicilia… in un comma hanno scritto l’aggettivo “poteri sostitutivi” oltre ai poteri di controllo, dicevo, per questo (motivo) l’agenzia ha dunque poteri di controllo e sostitutivi. Ma il controllo l’A.R.R.A non lo fa. Perché l’agenzia non và a controllare cosa fa Girgenti Acque in provincia di Agrigento. Invece, i poteri sostitutivi contro i Comuni li esercita.

Questo contratto non lo hanno approvato i sindaci. Lo ha approvato un Commissario nominato dall’Agenzia e questo è un colpo di stato nella provincia di Agrigento. Il Prefetto ha criticato più volte i sindaci che resistono alla consegna delle reti, richiamandoli al rispetto della legalità. Caro prefetto, i sindaci che si mettono contro l’agenzia e i commissari non sono eversori della legalità. No, caro Prefetto, siamo noi che in provincia di Agrigento e in Sicilia rappresentiamo l’ultima trincea della legalità.

Cari cittadini di Bivona, il referendum che si terrà qui sarà un segnale importante a testimoniare la nuova direzione che deve prendere questa battaglia. Non la dobbiamo lasciare, non la dovete lasciare, questa battaglia, solo sulle spalle dei sindaci. Noi, la nostra parte la stiamo facendo, ma adesso questa deve diventare una battaglia di popolo. Perché si deve vedere che dietro i sindaci che finora sono stati pochi ed ora diventano sempre più, dietro i sindaci c’è intanto l’intero Consiglio comunale di Bivona, e mi complimento per l’unità che dimostrate, ma c’è anche il popolo di Bidona e, speriamo di tutta la provincia. Dobbiamo dimostrare che gli agrigentini, che i cittadini di Agrigento, che sono i più assetati d’Italia, che hanno ed hanno avuto il servizio peggiore, i cittadini di Agrigento hanno la testa sulle spalle, vedono lontano e si mobilitano su questa battaglia.

Ed io vi dico alcune cose che noi dobbiamo fare. Non vi sto a raccontare adesso la vicenda giudiziaria. Il sindaco di Caltavuturo vi raccontava i guai in provincia di Palermo, e se possibile dobbiamo sapere che ad Agrigento siamo come al solito ancora più inguaiati di tutti gli altri. Perché a Palermo hanno combinato le cose che noi conosciamo, ma a Palermo è arrivata la Smat, che è la municipalizzata di Torino. Quindi è arrivata un’azienda che ha portato il proprio bagaglio di professionalità. Ma ad Agrigento è arrivata Girgenti Acque. Girgenti Acque non sa cosa sia la gestione del servizio di distribuzione idrica. Tanto è vero che i Comuni che hanno consegnato le reti si trovano adesso senza gestione. “Avi trentanni cà si dicia” l’E.A.S è un carrozzone ma a Sambuca, a Sciacca, a Licata, se hanno visto un poco d’acqua in queste settimane, in questi mesi, l’hanno vista grazie agli operai dell’E.A.S, che hanno affiancato il gestore privato.

Questo è avvenuto in provincia di Agrigento. Chi la deve fare questa gestione? Quello che sto per raccontarvi non è una battuta. Sapete qual’è l’impresa che ha l’unica professionalità all’interno dell’ A.T.I Girgenti acque spa, che sa fare il suo mestiere? E’ l’A.I.P.A che si occupa di bollettazione, che fa questo mestiere, riscuotere le tasse per conto dei Comuni. Infatti l’unica cosa che si è vista, da quando gestiscono, sono le bollette. L’acqua, distribuirla, riparare i tubi, non è mestiere loro.

Ora, cari cittadini, noi non facciamo solo una battaglia di civiltà: ce la possiamo sentire veramente di consegnare per trenta anni la gestione dell’acqua a questi signori? Ed allora, ecco la battaglia di popolo assieme ai sindaci. I cittadini di Sciacca, Agrigento, Licata, sono mesi che leggiamo sui giornali che Girgenti Acque non gestisce, non ripara, se ne strafega di fare le riparazioni. Adesso ci sono Comuni che hanno dovuto fare le ordinanze. Il sindaco di Camastra, che è presente e può confermare, ebbene, a Camastra da tre giorni non c’è più neanche l’operaio dell’E.A.S che apre il rubinetto ed i cittadini sono rimasti a secco. Il sindaco di Camastra ha dovuto fare l’ordinanza per immettersi nel serbatoio comunale, con gli operai del Comune, e dare l’acqua ai cittadini di Camastra.

Lunedì noi dobbiamo andare davanti l’edificio dell’A.T.O Idrico, nella zona industriale di Aragona, noi sindaci con la fascia, come abbiamo fatto a Burgio dieci giorni fa, per chiedere la rescissione del contratto. Perchè questa ditta ha firmato un contratto che impegna due parti. Impegna gli Enti Pubblici, attraverso il consorzio, a dare quello che deve essere dato, il canone, la gestione degli appalti, ma Girgenti Acque si è assunta l’onere di gestire, di fare le manutenzioni e di distribuire l’acqua. Siccome questo non lo sta facendo clamorosamente ed in modo sfacciato, ci sono le condizioni per avere la rescissione del contratto. E poi, noi dobbiamo farla crescere questa battaglia. Noi abbiamo preso un impegno nell’ultima riunione che abbiamo fatto, di convocare, il 20 di febbraio i Consigli comunali in contemporanea di tutti i Comuni della provincia, per ribadire questa nostra posizione e lanciare la proposta di sottoscrivere una petizione popolare.

Ci siamo dati anche un altro impegno, di fare una manifestazione pubblica ad Agrigento, tra la fine del mese e gli inizi di marzo. In questa manifestazione provinciale, che si farà in un cinema nel centro del Comune capoluogo della provincia, inviteremo i sindaci siciliani (non solo della provincia), per parlare del disegno di legge di iniziativa popolare. Perché c’è una battaglia per togliere di mezzo il contratto, ma poi c’è un’altra battaglia ancora più difficile, ancora più impegnativa per ricostruire un sistema giuridico diverso per la gestione dei servizi idrici. E’ una battaglia impegnativa, ma è una battaglia che dobbiamo combattere, perché noi questa battaglia la stiamo facendo per l’interesse concreto delle nostre tasche ma, soprattutto, per difendere principi fondamentali.

Vi dico una cosa bella, per chiudere. Oggi pomeriggio sono arrivato in ritardo perché avevo chiesto, nella qualità di coordinatore del movimento dei sindaci, un incontro con il Vescovo. Oggi ho parlato con il Vescovo e monsignor Montenegro, mi ha assicurato la sua partecipazione alla battaglia per l’acqua come diritto fondamentale dell’uomo. Il Vescovo, naturalmente, non si immischia sulle questioni del contratto e della ditta privata incaricata della gestione, ma sulla battaglia fondamentale per mantenere nella nostra provincia la gestione dell’acqua in ambito pubblico è vicino a noi.

Allora, avanti, complimenti per quello che avete fatto e state facendo. Cerchiamo di allargare sempre di più questo movimento. Io stasera farò ritorno a casa rincuorato, perché constato che in tanti, sempre di più, stiamo aprendo gli occhi e possiamo costruire un movimento popolare forte per ricostruire le basi della democrazia in provincia di Agrigento, in Sicilia, attraverso la battaglia per mantenere pubblica la gestione dell’acqua. Acqua pubblica per ridare trasparenza alle istituzioni e sconfiggere l’intreccio perverso tra politica e affari. Acqua pubblica perché l’acqua, bene fondamentale per la vita e l’equilibrio della natura, non può diventare merce sottomessa al mercato ed al profitto.

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