Presentazione del libro “Respirami l’anima”


È l’Amore il motore della vita. È l’Amore che bagnando l’anima di fresca rugiada intenerisce i cuori aprendoli al sorriso. È l’Amore che mette le ali al Poeta ponendolo tra cielo e terra. È l’Amore che veste di magia le parole del Poeta trasformandole in farfalle che accarezzano o in pietre che feriscono.
Non è la prima volta che mi capita di leggere Calogero Parlapiano. Già qualche tempo fa egli sottopose alla mia attenzione una sua raccolta in versi che in verità mi portò a scoprire sino nell’intimità del suo animo di fanciullo una persona che conoscevo solo fisicamente.
La freschezza, la spontaneità, la semplicità delle sue composizioni, che ritrovo in questa nuova raccolta, mi commossero e continuano a commuovermi nella considerazione anche del fatto che non è certamente facile oggi ritrovare in un giovane come Parlapiano quella dolce, magnifica sensibilità foriera di intime riflessioni mirate tutte ad una puntuale ricerca del bene e del bello.
Pur avvertendo un puntuale, costante malessere tra illusioni e delusioni, pur muovendosi tra luci ed ombre, tra sorrisi e sospiri, insistente si coglie il bisogno di approdare alla speranza che illumini e che finalmente redimi con la forza dell’Amore.
Cerca Parlapiano, cerca la vita, la trova, poi torna a perderla in un viaggio tra sogno e realtà, tra ricordi che “sanno di rosa”, “in un mondo che non c’è più”. E mentre perde le foglie, questo giovane scopre desideri che pensava di non avere.
Nei versi di Parlapiano si spalma, in maniera a volte decisamente acuta, un pessimismo non di maniera che nasce paradossalmente dall’amore profondo che lo lega alla vita, costante scoperta. Ed anche se siamo nudi di fronte all’Amore, l’Amore ci riporta fanciulli, l’Amore è un attimo di ansia felice, l’Amore è accarezzare i cuori con le parole, l’Amore è “un uomo che mi teneva per mano,” mentre “qualche ruga bagnava il suo viso”.
È impossibile volare senza Amore ed anche se l’Amore, a volte, ci lascia tra speranza e rassegnazione affidandoci a fantasmi che turbano i sogni, riaffiora puntuale un raggio di sole che illumina ombre inquiete, le ombre della vita di chi semina sorrisi e raccoglie lacrime.
Mi piace Parlapiano e mi piace perché schiettamente canta, canta una malinconia che è forza dell’anima, riscatto, magari doloroso, da una sofferenza che pure è intensa, pressante gioia di vivere nel presente, nel passato, nel futuro.
Uno stile semplice, una versificazione armoniosa, un canto dolce e amaro come dolci e amari sono i giorni di chi sinceramente ama, ama, nonostante tutto, la vita.

Enzo Puleo

Al di là del cielo e del mare

A mio Nonno

Quando il sorriso
troverà nuovo posto
tra gli angoli soffocati
del mio cuore inerme,
quando la pace
riempirà le mie mani,
i miei occhi, il mio spirito
oggi afflitto,
quando la calma
si poserà di nascosto
nella notte assurda
del mio io non corrisposto,
al di là del cielo e del mare
prenderò una nave, un battello, una barca
e ti porterò
sulle strade fiorite
dei miei pensieri,
dei miei ricordi,
dei miei rimorsi.
Quando, non so quando,
il tempo batterà
alla finestra priva
di vetri, di sogni, di luce,
al di là del cielo e del mare
guarderò più in là, lontano
e ti avrò vicino,
dall’alba che bacia il mattino
al tramonto che brucia la sera.
Quando, al di là del cielo e del mare,
un sorriso mi si spalancherà
sull’uscio di casa
giusto, onesto e sincero,
lo lascerò entrare
perché saperlo con me
mi renderà consapevole
della tua presenza.
Sempre.

Calogero Parlapiano

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