L’AltraSciacca dà il suo contributo al LetterandoInFest 2012, Carovana della Letteratura Mediterranea che si terrà dal 15 al 17 giugno 2012


Nella ritrovata struttura del Multisala Badia Grande dal 15 al 17 giugno 2012 si svolgerà la terza edizione del LetterandoInFest. Saranno tre giorni ricchissimi di appuntamenti culturali: presentazioni di libri, reading teatrali, musica, cinema e altri eventi collaterali.

Anche quest’anno L’AltraSciacca, riconoscendo l’enorme valenza culturale della manifestazione organizzata dalla Vertigo Srl e dall’associazione culturale Cafè Orquidea, ha deciso di partecipare attivamente alla Carovana della Letteratura Mediterranea patrocinando la presentazione dell’ultimo libro del giornalista Roberto Alajmo, edito da Navarra, dal titolo “Un lenzuolo contro la mafia. Sono vent’anni e sembra domani” e adottando il documentario “1367 – La tela strappata“, realizzato dal giornalista Giancarlo Licata, direttore di TG3 Mediterraneo, in collaborazione con la scuola nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia. Entrambi gli eventi si terranno il 15 giugno 2012 nella Sala dell’Albero, in particolare l’appuntamento con Roberto Alajmo è fissato per le ore 20:00 mentre la proiezione del documentario è prevista per le ore 21:00.

Un lenzuolo contro la mafia. Sono vent’anni e sembra domani

di Roberto Alajmo

Palermo, 23 maggio 1992. Falcone perde la vita in un attentato orchestrato da Cosa Nostra. Due mesi dopo anche Borsellino abbraccia la stessa sorte. Si costituisce il Comitato dei Lenzuoli, fondato da coloro che credono che un paese migliore, un domani migliore sia possibile. Palermo, ma anche Roma, Milano, Bologna: l’Italia intera si mobilita per dire no agli interessi di pochi, no alle stragi che hanno sfigurato questo paese, no alla mafia. E oggi, cosa è rimasto di quell’estate del 1992? Quale messaggio ci hanno lasciato i “lenzuolisti”?

A vent’anni di distanza dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, l’esempio di Falcone e Borsellino ci viene riproposto, oggi, da Roberto Alajmo attraverso un libro che racconta in presa diretta quanto avvenne nei mesi successivi a quelle morti che hanno segnato il risveglio delle coscienze di quanti vollero gridare il loro “ora basta”. Il “comitato dei lenzuoli”, che si formò proprio nei giorni successivi alla strage di Capaci, divenne il centro focale di un movimento che si fece promotore del risveglio di quelle stesse coscienze assopite che sembrarono non reagire quando, in sandali e maglietta, venne assassinato l’imprenditore Libero Grassi. Dalla sua morte a quella di Giovanni Falcone e poi, lungo uno stesso filo conduttore, a quella di Paolo Borsellino: rabbia, sgomento, desiderio di riscatto. Quanto è rimasto, dopo due decenni, di questa voglia di cambiamento? Quale messaggio ci hanno lasciato i “lenzuolisti” di punta che vissero, affrontandola di petto, quell’estate del 1992? Roberto Alajmo ha saputo intessere alla perfezione reportage giornalistico e diario in un alternarsi di opinioni a confronto che provengono dalle pagine di chi visse e animò il movimento d’opinione della Palermo macchiata dal sangue di uomini come Falcone e Borsellino, divenuti icone di giustizia e emblema della voglia che i siciliani hanno di combattere la mafia.

1367 – LA TELA STRAPPATA

di Giancarlo Licata

Titolo del documentario: 1367 – LA TELA STRAPPATA
Autore: Giancarlo Licata
Durata: 50′
Immagini utilizzate: Rai Teche
Montaggio e post produzione: Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema (Sede Sicilia)
Periodo: Palermo, 23 maggio – 19 luglio 1992

Seguendo la sequenza oraria e a vent’anni di distanza, il documentario ripercorre quei difficili 57 giorni (1367 ore) fra la strage dell’autostrada Palermo – Punta Raisi, nella quale morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca e gli agenti della scorta, e l’attentato di via D’Amelio, dove persero la vita Paolo Borsellino e i poliziotti della sua scorta.
La lettura di quei giorni è rigorosa: il documentario segue passo dopo passo gli eventi utilizzando esclusivamente i servizi allora mandati in onda dai telegiornali delle tre reti della Rai e i conduttori del tempo che diventano il filo conduttore dell’intero racconto. Servizi sulle stragi, ma anche sulla reazione sociale all’attacco della mafia allo Stato, come la nascita del Comitato dei Lenzuoli e delle associazioni antimafia, la catena umana, la marcia dei sindacati confederali che portò a Palermo oltre 100 mila persone con lo slogan “Italia parte civile”. E ancora: la contestazione in chiesa, l’elezione del nuovo Capo dello Stato, le reazioni di una politica in piena tangentopoli che stava perdendo il consenso della gente. La cronaca, dunque, diventa Storia.
Paolo Borsellino sa bene di essere il successivo bersaglio della mafia: nonostante le informative dei Ros, le dichiarazioni dei pentiti, gli avvertimenti dei collaboratori della polizia, nulla serve a fermare la furia omicida. Così il magistrato nella sua ultima presenza pubblica alla Biblioteca Comunale di Palermo – riportata nel documentario – lascia un forte testamento morale. Dopo meno di un mese Borsellino sarà ucciso.
Per dare continuità al racconto dei fatti, la mancanza di documenti filmati di alcuni eventi di allora viene sostituita dalla grafica. Per la semplicità del linguaggio, che è quello dei telegiornali Rai, il documentario (che non è in vendita) ha uno spiccato carattere divulgativo e didattico.

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