Siciliani? Piu’ poveri, piu’ ignoranti e piu’ incoscienti!


Banca d’Italia certifica i guai, ma a chi interessa?

15 giugno 2012

Non è che non si sapesse come stavano le cose, che i siciliani stavano con l’acqua al collo, solo che la catastrofe non era certificata e quindi si poteva fare finta di niente e tenere in prima pagina il gossip politico, la guerra di trincea fra filogovernativi e antigovernativi, i posizionamenti ai vertici della regione. Il problema di sempre, insomma: levati tu che mi ci metto io.

Qualche giorno fa è arrivata la certificazione della Banca d’Italia che la Sicilia sta peggiore di qualsiasi altra parte del Paese e tutti, proprio tutti, a cominciare dai media, hanno fatto un balzo dalla sedia. Per la novità? No, perché non possono far finta di non sapere e continuare a tenere in prima pagina le frescacce.

L’autorevole ricerca annuale della Banca d’Italia fotografa impietosamente la realtà, senza offrire alibi ad alcuno e senza indicare scorciatoie: l’Isola cola a picco, la barca ha falle ovunque, va cambiata, non può essere rattoppata. Occorre che  si trovi un approdo e si ricostruisca un legno in grado di riprendere il mare.

I dati ci regalano il peggio del peggio: lavoro, impresa, export, industria manifatturiera, costruzioni. Va male ovunque, la Sicilia sta dietro alla media del Sud, e si allontana sideralmente dai livelli del paese.  E non solo: i siciliani sono i più poveri, i meno scolarizzati e i meno istruiti. I giovani senza lavoro sono una caterva, quelli che ottengono laurea o diploma un numero inferiore alle altre regioni. Nell’Isola si perde il lavoro, si consuma poco e si sanno meno cose.

Che cosa è accaduto?

La crisi economica -  mondiale, europea, italiana – ha fatto sentire la sua morsa nelle aree più deboli. E’ fatale che ciò avvenga: quando c’è crisi, i poveri s’impoveriscono ed i ricchi si arricchiscono, le ingiustizie sociali e gli squilibri aumentano, a meno che non si faccia qualcosa per fermare la deriva. Che cosa? Su governi la crisi, in qualche modo, si eviti che essa distrugga tutto, si puntelli ciò che è indispensabile che stia insieme. In una parola, i siciliani che amministrano e governano per volontà del popolo, facciano la loro parte.

Le maggiori istituzioni siciliane – Parlamento e governo –sono dilaniate da liti furibonde, e gli apparati dei partiti sono abbarbicati alla greppia per continuare a spillare risorse e prebende. L’abolizione delle province, che costano un sacco di soldi, non è stata cancellata dall’agenda. La riduzione dei parlamentari è diventata una farsa, gli stipendi d’oro della burocrazia parlamentare e non, una realtà immodificabile. Gli intoccabili restano dove sono e si guardano la scena. I costi lievitano, l’ingovernabilità aumenta, la crisi si spolpa chi è rimasto carne ed ossa. Sala Palazzo dei Normanni mette in scena il tutti contro tutti quotidiano, Palazzo d’Orleans è sotto assedio dal primo giorno.

Il deficit di solidarietà e di responsabilità dovrebbe fare arrossire anche coloro che si vergognano soltanto quando sono colti in flagranza “di reato”. Il cruccio maggiore, senza eccezione di colore politico, è mettere in campo pozioni miracolose, veleni se occorre, per sopravvivere al prossimo tsunami elettorale, le regionali e le politiche. E via con i bizantinismi, le trappole, gli intrighi, le ipocrisie, il cinismo più spietato e tenace.

Qualche giorno fa, raccontano le cronache politiche nazionali, i partiti della strana alleanza – Pdl, Pd e Udc- Terzo polo – hanno fatto alcune cose utili e serie per permettere a Mario Monti di rappresentare l’Italia con più forza a Bruxelles e, soprattutto, a Berlino. Fra le decisioni una mozione unitaria in sostegno del governo. Possibile che non si riesca ad aprire una finestra alle cose da fare e subito, che non sia possibile un breve armistizio, una pausa delle ostilità, e che prevalga il buonsenso, la responsabilità, il mandato di governo ricevuto dai cittadini?

Nelle stesse ore in Sicilia i capibastone dei partiti – quelli che sostenevano fino a ieri il governo e quelli che l’avversavano – giocavano a rimpiattino con la mozione di sfiducia, l’anticipazione di qualche settimana dello scioglimento, le urne balneari e cazzate di questo tipo, raccolte nelle cronache politica come questioni terribilmente serie.

La crisi economica è solo un problema romano, par di capire. I dati della Banca d’Italia hanno certificato che l’Isola affonda senza aspettare i suoi vulcani e la faglia “orientale”, ma le note di agenzie dei partiti sono dedicate ai rassemblemant in vista delle elezioni regionali: la nascita di nuovi poli, i trasferimenti di candidature per la presidenza della Regione. E l’indecorosa manfrina sulla sfiducia, la riduzione dei parlamentari e le vicende, “assai sentite” del mondo della sanità pubblica.

Una volta tanto, Roma, con la sua strana alleanza, ha le carte in regola per rimproverare la Sicilia politica.

Fonte: siciliainformazioni.it

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