Legge Acqua in Sicilia: niente bufale per sostenere vecchie e nuove privatizzazioni


                                                                          COMUNICATO STAMPA 

Legge Acqua in Sicilia: niente bufale per sostenere vecchie e nuove privatizzazioni;  sentenza della Corte Costituzionale scontata e prevedibile, non inficia in alcun modo la possibilità della gestione pubblica e la rescissione dei contratti coi privati.

La Regione e l’Assessore inadempienti da due anni sull’applicazione della legge, rispondano di questo anziché gioire di un presunto fallimento da loro stessi preordinato.

Palermo 5 maggio.

Gli articoli della legge 19/15 giudicati incostituzionali dalla Corte sono gli stessi che il Presidente Crocetta e l’Assessore Contraffatto hanno voluto inserire, come emendamenti al testo di legge esitato dalla IV Commissione ambiente ARS, in fase di approvazione in Assemblea Regionale. Avevamo già scritto che sembravano messi apposta per dare l’opportunità di far impugnare la legge a Renzi come è infatti avvenuto. La disparità di trattamento per la durata della gestione tra pubblico e privato e la determinazione delle tariffe in ambito regionale, cassati dalla legge, erano scontati; tutti conoscono le leggi nazionali ed europee a tutela della concorrenza e che è di competenza dell’AEEGSI, su proposta delle Autorità d’Ambito,  e non della Giunta regionale il sistema tariffario.

Quello che il Governo Crocetta non ha voluto difendere, rinunciando guarda caso a  costituirsi come parte resistente all’impugnativa di Renzi, è la possibilità delle gestioni dirette e la costituzione dei  sub-ambiti da parte dei comuni, bocciate dalla Corte in funzione dalla modifica introdotta all’art. 149 bis del d.lgs 152/2006, che introduce l’unicità di gestione in luogo dell’unitarietà. Questa possibilità, a nostro parere, sarebbe rimasta del tutto legittima se la legge avesse interessato l’intero patrimonio idrico regionale per tutti gli usi, anche irrigui ed industriali, e non solo per l’idropotabile, così come era previsto dalla proposta di legge di iniziativa Popolare e dei Consigli Comunali di cui la legge 19/15 è figliastra. Il paradosso invece è che la sentenza della Corte risulta avversa alle gestioni dirette facendo perno proprio sull’art. 14 dello Statuto autonomo che affiderebbe competenze esclusive in materia di acque pubbliche alla Regione, dando un’interpretazione riduttiva anziché espansiva dell’articolo 14 e dell’Autonomia al contrario di quanto avvenuto per le province autonome di Trento e Bolzano che hanno rafforzato nel proprio Statuto la competenza sull’idrico.

Al Giornale di Sicilia che oggi titola “Bocciata la riforma dell’acqua, tornano i privati” vorremmo dire che i privati non se ne sono mai andati ne sono stati mai messi in discussione i loro contratti come prevede la legge 19/15.  Parliamo della multinazionale francese Veolia che gestisce con il 75% delle quote insieme al 25% della regione il sovrambito regionale Siciliaacque spa. Crocetta avrebbe dovuto  entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, cioè entro novembre 2015 valutare “la sussistenza dei presupposti per l’eventuale esercizio di recesso dalla convenzione con Siciliaacque spa” ed in ogni caso avviare le procedure per la revisione della stessa, cosa mai avvenuta, mentre rischiamo l’emergenza idrica a causa di invasi e dighe mai ristrutturate. I privati gestiscono il SII in provincia  di Agrigento e di Caltanissetta rispettivamente con Girgenti Acque e Caltacqua. Non si contano più le inchieste giudiziarie in corso e le condanne in giudicato per diverse tipologie di reato, ma le inadempienze contrattuali, il  danno ambientale e le vessazioni sui cittadini non sono mai stati verificati, malgrado diversi articoli della legge 19/15 lo prevedessero con una tempistica preordinata dalla stessa legge.

Invano abbiamo chiesto l’accesso agli atti all’Assessore ed al Presidente in merito ad esempio al rispetto del Protocollo di legalità sottoscritto da Ministero, Confindustria, Federutility e Regione Sicilia nel 2010, delle conseguenti Linee Guida di attuazione del Protocollo del 04/07/11 e Patto d’integrità. Si è chiesto di conoscere se fossero state effettuate dalla Presidenza della Regione, dall’Assessorato all’energia, dal Ministero per l’Ambiente, dalle Prefetture siciliane  individualmente e/o congiuntamente le verifiche periodiche sul rispetto del Protocollo ed in particolare delle relazioni semestrali dei Dirigenti Gen.li del Dipartimento acqua, rifiuti. Invano abbiamo chiesto in data 3 febbraio 2017 un incontro urgente  al Presidente Crocetta, attendiamo ancora risposta.

Quella che abbiamo avuto di fronte è una Regione autistica ed asservita alla logica neoliberista di privatizzazione promossa a livello nazionale, incapace di rispondere alla volontà Popolare e dei Comuni siciliani che hanno lottato negli ultimi 10 anni per l’Acqua Pubblica e che hanno trovato negli ultimi tre governi regionali un muro di gomma. La legge regionale 19/15, anche spogliata degli articoli cassati dalla Corte, resta una legge per la ripubblicizzazione delle Acque. Se in questi due anni si è temporeggiato in attesa della sentenza ora bisogna correre per non vedersi servire qualche ulteriore polpetta avvelenata di cui si ha già sentore. Ai sindaci riuniti nelle ATI il compito di definire la gestione pubblica e partecipativa delle acque in Sicilia, di rescindere i contratti con i gestori privati, di pretendere dal Presidente e dall’Assessore l’applicazione della legge. Come movimenti continueremo a lottare affinché la volontà popolare venga rispettata e faremo valutare ai nostri legali possibili interventi sulle inadempienze della Regione in merito all’applicazione della legge.  

Si scrive Acqua si legge Democrazia e non siamo disposti a cedere ne l’una ne l’altra! 

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