Quando il gioco comincia a farsi duro…



IL POPOLO DELL’ACQUA SI MOBILITA

L’iniziativa era stata autorizzata ed era in programma da diversi mesi ma per i media nazionali domani a Roma scenderà in piazza solo il PDL. Non tutti sanno che Sabato 20 marzo 2010, cento associazioni nazionali e mille comitati territoriali che aderiscono al Forum nazionale movimenti per l’acqua manifesteranno a Roma per chiedere ancora una volta di fermare il processo di privatizzazione delle reti idriche. Una folta delegazione sta per partire anche dalla Sicilia.

Il Forum Siciliano dei Movimenti per l’acqua ha organizzato per oggi un SIT-IN davanti alle sedi regionali della RAI di Palermo e Catania e davanti a tutte le sedi delle televisioni locali affinché si parli della grande manifestazione di domani e si richiami l’attenzione della gente sul problema dell’acqua, nonostante il silenzio degli organi di informazione.

Erano state raccolte 400 mila firme per una proposta di legge di iniziativa popolare, ferma adesso in Parlamento, ma il Popolo dell’Acqua non arresta la protesta contro la privatizzazione del servizio idrico. Dopo il corteo per le vie di Roma, è pronto anche a ricorrere al referendum.

Le immediate conseguenze della privatizzazione sono state l’aumento delle tariffe. Secondo i dati del Forum Nazionale ci troveremo a pagare in bolletta circa il 61 per per cento in più, senza nessun vantaggio in termini di qualità del servizio. Si vuole far credere che l’ingresso dei privati servirà ad assicurare gli investimenti necessari a rimodernare le reti idriche. Eppure basta guardare cosa è successo negli ultimi vent’anni per capire che questo non accadrà. Dall’‘85 al ’95, quando la gestione era ancora interamente pubblica, i finanziamenti sono stati circa due miliardi all’anno. Nel decennio successivo, quando anche a seguito della legge Galli è iniziato il processo di privatizzazione, gli investimenti sono scesi a 700 milioni. La dispersione idrica inoltre è rimasta la stessa da quindici anni, con una media nazionale che si aggira intorno al 35-40 per cento. E le Regioni si sono sentite ancora una volta scavalcate nelle loro competenze.

Si chiederà ai cittadini italiani l’abrogazione del decreto Ronchi.
Ad aprile inizierà la mobilitazione e si raccoglieranno le 500 mila firme necessarie entro i tempi previsti. L’obiettivo è arrivare al voto entro la fine del 2011. Si chiederà anche l’abolizione dell’art. 150 del decreto ambientale (il 152 del 2006) che ha effettivamente dato l’avvio al processo di privatizzazione in Italia, consentendo l’affidamento delle reti idriche a società private o pubblico-private.
Insomma, gli italiani decideranno se l’acqua deve stare fuori dal mercato e i profitti fuori dall’acqua.

Sciacca parteciperà ancora una volta e sarà L’ALTRASCIACCA con il comitato cittadino per l’acqua pubblica SCIACCA PER L’ACQUA a scendere nelle piazze e raccogliere le firme per questo referendum per l’acqua pubblica. La privatizzazione dell’acqua sta ormai stretta a tutti.

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