Crocetta e l’Ars non rinuncino alle prerogative costituzionali sull’Acqua: ultima parola ai Siciliani



A quattro anni dalla straordinaria vittoria dei referendum sull’Acqua. Crocetta dica se in Sicilia può trovare ascolto la volontà popolare o se deciderà Renzi.

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Il 12 e 13 giugno del 2011 anche in Sicilia la maggioranza degli elettori, un numero superiore a quello che ha eletto l’intera Assemblea Regionale (che non ha superato il “quorum”), ha dato una indicazione politica inequivocabile votando con il  98,7% di SI ai Referendum sull’Acqua Pubblica.

Il Governatore Crocetta, le forze politiche che in campagna elettorale hanno promesso la ripubblicizzazione delle acque in Sicilia ed il Parlamento tutto hanno oggi l’opportunità di dimostrare se su un settore strategico primario sul quale gravano fortissimi interessi privati a deciderne le sorti sarà la Sicilia oppure il Governo Renzi.

Il 26 maggio scorso la IV Commissione Ambiente ARS ha esitato il ddl 445 che accoglie buona parte dei contenuti della prima proposta di legge per l’Acqua Pubblica di iniziativa Popolare e Consiliare, mai giunta in Aula per la discussione, ed a disposizione del Parlamento siciliano già dal 2010.

Se il ddl 445 sarà celermente calendarizzato in Commissione Bilancio e poi in Sala d’Ercole per l’approvazione si scongiurerà il commissariamento previsto per ottobre da parte del Governo Nazionale, il quale, attraverso il combinato disposto del decreto “sblocca Italia” come convertito in legge e della legge di stabilità,  pone le basi per aggirare l’esito dei Referendum Popolari del 2011 accentrando le gestioni e favorendo le privatizzazioni. Ma il timore dei promotori della legge Popolare e Consiliare è che il Governo Crocetta, che a tre anni di distanza dal suo insediamento non ha ancora esitato un testo di legge, attenda di essere commissariato dal Governo Renzi ignorando ancora una volta che tale prospettiva implicherebbe una cessione di sovranità inaccettabile politicamente e del tutto illegittima perché lo Statuto autonomo della Regione Siciliana, che ha rango Costituzionale, assegna competenze esclusive in “materia di Acque Pubbliche” alla Regione, in quanto materia non concorrente con lo Stato.

Abdicare su questo tema da parte del Governo regionale e dell’ARS sarebbe quindi conclamare il fallimento della politica in Sicilia e l’incapacità di rendere conto a quella maggioranza di siciliani e siciliane che nel 2011 si è espressa affinché l’acqua restasse Pubblica e non si potessero far profitti su un “diritto umano inalienabile”, giusta Risoluzione Onu  del 28 luglio 2010.

Tutti ormai sanno che il costo del servizio idrico, compresi gli investimenti, sono a carico della bolletta, quindi dei cittadini, così come è noto che le tanto decantate privatizzazioni come avvenuto il provincia di Palermo e Siracusa dove i gestori sono già falliti, hanno lasciato uno strascico di debiti ed investimenti non effettuati che insieme alle procedure di infrazione EU graveranno sulla collettività, mentre dove sono ancora vigenti i contratti di gestione privata si moltiplicano le controversie giudiziarie e le proteste dei cittadini, senza che gli organi preposti siano ancora intervenuti per verificare gli adempimenti contrattuali, seppure previsti da una legge regionale del 2010.

Si scrive Acqua, si legge Democrazia, ed entrambe non possono essere scippate ai Siciliani.

Comitato promotore legge di iniziativa Popolare e Consiliare Acqua Pubblica
Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed i Beni Comuni

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